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Fisco, la riforma senza copertura

del 12/10/2011
di: di Antonio G. Paladino
Fisco, la riforma senza copertura
Il disegno di legge di delega sulla riforma fiscale e assistenziale ha pochi margini di manovra. Le recenti decisioni assunte nelle due manovre correttive del 2011, messe in campo per fronteggiare le turbolenze dei mercati economici, hanno infatti avuto come effetto una restrizione degli spazi entro cui può ancora muoversi il riformatore fiscale. La riforma, in poche parole, ha una copertura che si fonda su difficili equilibri finanziari.

È quanto ha chiarito ieri il presidente della Corte dei conti, Luigi Giampaolino, in sede di audizione innanzi alla commissione finanze della Camera, esprimendo forti perplessità in ordine alla sostenibilità delle misure contenute nel ddl di riforma fiscale e previdenziale.

Il contesto su cui si fonda il ddl è quello di una «forte preoccupazione». Da un lato, la diffusa insoddisfazione per un sistema tributario in cui sussiste la contraddizione fra un elevato rendimento in termini di gettito e un forte tasso di evasione, alimentando laceranti conflitti distributivi. In numeri, una pressione fiscale del 43% e una evasione monstre stimata al 18% del prodotto interno lordo. A questo, precisa Giampaolino, si aggiunga una crescita dell'economia «asfittica» e l'impennata del debito pubblico, ritornato quasi ai picchi del 120% del pil.

La struttura del ddl pertanto, verte su una forma di «scambio». Ovvero, da un lato una riduzione di prelievo su alcune voci (Irpef, Ires, Irap) e dall'altro, voci da cui dovrebbero scaturire aumenti di gettito (Iva, accise, tassazione attività finanziarie). Se per la parte fiscale, il ddl appare funzionale con gli obiettivi di finanza pubblica, è sul versante delle misure in campo assistenziale che il ddl «si configura come la conseguenza di un obiettivo teso alla sola riduzione della spesa pubblica».

L'impalcatura della delega, rileva la Corte, si fonda su tre fattori. Il primo, i proventi cui attingere. Ovvero, l'eliminazione o la riduzione dei regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale, la cui copertura sarà garantita, tra l'altro, dalla riduzione dell'evasione fiscale e dalle economie nel comparto della spesa pubblica. Il secondo fattore è la graduale eliminazione dell'Irap, compensata da trasferimenti o compartecipazioni e, infine, il terzo passaggio, ovvero il riordino della spesa sociale e la riduzione delle agevolazioni fiscali. Quello che preoccupa sono le misure in materia di riforma delle agevolazioni fiscali (e sulle quali l'esecutivo conta di recuperare almeno 20 mld). Ma è pur vero che le detrazioni per lavoro dipendente «suppliscono al mancato riconoscimento delle spese per la produzione del reddito», le detrazioni per carichi di famiglia rappresentano una tutela minima dei nuclei familiari più deboli e le aliquote agevolate Iva, riflettono il riferimento alla normativa europea e precise scelte di equità sociale. Ora, se l'intervento di revisione dovesse essere operato in maniera lineare (spalmato su tutte le agevolazioni), si verificherebbero effetti «regressivi», in quanto concentrati su chi già paga l'imposta e collocati nelle classi di reddito meno elevate. Quanto alla lotta all'evasione, le misure della delega sono solo «evocate», mancando «concrete indicazioni» sui provvedimenti da adottare e la quantificazione del maggior gettito atteso. Su questo versante, pertanto, la Corte suggerisce la massima cautela per assicurare la copertura al ddl in esame. Infine, mantenere «aperta» l'opzione di poter intervenire ancora sull'Iva, mediante l'aumento delle aliquote agevolate o spostamento di taluni beni e servizi verso l'aliquota ordinaria, nonché la revisione dei regimi speciali, richiede la previsione delle «inevitabili» conseguenze: vale a dire, la concentrazione sulle più basse fasce di reddito, l'impatto sull'inflazione e il probabile freno ai consumi.

Sul riordino della spesa sociale, i risparmi che si prefigge il ddl, dovrebbero risultare «limitati». Incertezze, infatti, sussistono sull'applicazione dell'Isee all'indennità di accompagnamento, alle pensioni di invalidità e a quelle di reversibilità), ovvero in base ai soli limiti di reddito e non anche patrimoniali, come sarebbe più corretto.

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