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Urgente tornare a crescere

del 08/10/2011
di: di Lucia Basile
Urgente tornare a crescere
L'economia nazionale italiana è in una nuova fase pericolosa. Forse non ne è mai venuta fuori, di certo la strada verso la ripresa, tra borse a picco, declassamento del debito italiano, si è fatta oggi più impervia. Una situazione questa che continua a sollecitare il governo al fine di adottare misure che promuovano la crescita economica. La Lapet, l'associazione nazionale tributaristi, ha da sempre sostenuto la necessità di assumere decisioni, coraggiose e tempestive. Si avverte, ora più che mai, il bisogno di un'azione per una ripresa globale che corra sui binari da un lato del risanamento del debito pubblico e, dall'altro, della ripresa produttiva. In particolare sono necessari interventi strutturali che, non incidendo sui conti dello Stato, possono influire positivamente sul pil, come le liberalizzazioni e le semplificazioni. Promesse di intervento che si attendono da anni e a cui le manovre economiche del 2011 hanno saputo dare risposte solo in parte. Il rapporto 2011 dell'Istituto Bruno Leoni lo dimostra: le misure maggiormente in ritardo sono proprio le liberalizzazioni. L'analisi ha individuato nella percentuale del 49%, il tasso relativo allo stato di liberalizzazioni in atto in Italia. Questo dato è stato rilevato in seguito al confronto tra 16 settori del mercato nel nostro Paese, in riferimento con altrettanti Stati tra i più liberalizzati dell'Ue. Se liberalizzare vuol dire rimuovere le barriere inutili, la percentuale testimonia lo stallo che vive il mercato italiano per ben il 51%. «Rimuovere gli ostacoli, le barriere inutili è necessario per spingere la nostra economia oltre i confini», afferma il presidente nazionale Roberto Falcone. «Le semplificazioni burocratiche potranno indirizzarla verso un mercato sicuramente più ampio». Inoltre l'apertura del mercato dei servizi professionali, può favorire la competitività e lo sviluppo economico ed occupazionale. «Liberalizzare tuttavia non significa permettere tutto a tutti», rimarca Falcone. «La deregulation del mercato dei servizi professionali non vuol dire niente regole e nessun requisito professionale. Occorre invece creare maggiore concorrenza e sarà il mercato stesso a fare la naturale selezione; solo chi ha competenza e professionalità potrà emergere. In tal senso, concorrenza vuol dire dunque garanzia di servizi migliori con tariffe sicuramente più convenienti». Per il settore delle professioni, in particolare, non si registra alcun cambiamento. Dal 1997 con il rapporto di Giuliano Amato, allora all'Antitrust, la riforma delle professioni è rimasta un cantiere aperto. Sebbene la Manovra di Ferragosto è intervenuta a dettare un perimetro di regole verso la modernizzazione e il riconoscimento delle nuove professioni, quello delle professioni rappresenta un potenziale polmone economico per la crescita del Paese ancora fondamentalmente inutilizzato. «Di strada da fare ce n'è ancora tanta, occorre proseguire spediti senza dubbi né incertezze, senza remore né falsi ostacoli che imbrigliano la crescita. Formazione obbligatoria, polizza professionale obbligatoria, tariffe, giusto compenso ai tirocinanti, praticantato, mattone dopo mattone si può costruire lo sviluppo delle professioni per non rischiare di rimanere esclusi dal mercato internazionale. Ora, è tanto innegabile, quanto urgente, mettere concretamente in atto gli strumenti che ci possono consentire di restare competitivi sui mercati internazionali, eliminando tutti quegli inutili paletti che ne frenano lo sviluppo». Questo il pensiero del presidente della Lapet Roberto Falcone che incontra sia quello del presidente della Bce Jean-Claude Trichet sia quello del Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi. Il pacchetto liberalizzazioni, così come previsto dall'art. 3 del dl 138/2011 e diretto a rimuovere gli ostacoli allo sviluppo delle attività professionali, deve concretizzarsi presto anche per i più giovani, affinché possano ritrovare nella libera professione una possibile affermazione economica e sociale. «Occorre il coraggio delle scelte», conclude Falcone, «salvaguardando i diritti fondamentali del cittadino, di portare avanti quelle misure su cui il Paese potrà giocarsi il futuro».

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