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Interventi incisivi contro la crisi

del 08/10/2011
di: di Vittorio Marotta
Interventi incisivi contro la crisi
Sì a «riforme impopolari e interventi incisivi», compresa l'introduzione di una patrimoniale «purché inserita in un disegno di riforma». No a nuove tasse, al contrario, che colpiscano imprese e lavoratori. Raffaele Marcello, presidente di Unagraco, spiega la ricetta per uscire dalla crisi in occasione del convegno dell'Unione nazionale commercialisti ed esperti contabili, che si è tenuto presso il Teatro delle Fonti di Fiuggi.

«L'Italia è un malato particolarmente grave, e questa crisi ha fatto semplicemente emergere la drammaticità della situazione. Bisogna agire con decisione, a partire dal fisco. È necessario poi affrontare il problema previdenziale: allineando l'età pensionabile alla media europea l'Italia potrebbe risparmiare dai 3 ai 4 punti del Pil, che vuol dire tra i 30 e i 40 miliardi di euro ogni anno, l'equivalente di una manovra finanziaria. È una crisi storica, la cui profondità e gravità è immensa, basta vedere i dati di contrazione del Pil e soprattutto di deficit degli stati. Da tale situazione di stallo si uscirà col tempo quando si sarà ridotto l'indebitamento. Ma la riduzione del disavanzo dei governi è una cosa molto complessa».

Non sono mancate le proposte per la categoria, avanzate nel corso del meeting della componente dei ragionieri commercialisti, che ha raccolto la partecipazione del 70% degli aventi diritti al voto per il rinnovo del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili. «Unagraco lancia un segnale di unità», ha continuato il numero uno del sindacato, «abbiamo promosso la costituzione di un coordinamento nazionale aperto, con lo scopo di realizzare una sorta di cabina di regia che individui validi rappresentanti, stili un programma ed una serie di azioni operative da portare sul territorio. È necessario identificare la squadra futura da presentare, tutti insieme, alle elezioni per il Consiglio».

«La gravità del momento economico deve stimolare un ricambio nella classe dirigente, nell'imprenditoria, nelle professioni», ha evidenziato invece il presidente della Cassa nazionale di previdenza dei ragionieri Paolo Saltarelli. «Bisogna puntare con forza sui giovani: c'è una classe generazionale che è stata tenuta troppo tempo sotto coperta. Si tratta di una risorsa vitale per il paese, che può accendere la scintilla per una rivoluzione culturale di cui l'Italia ha urgente necessità».

«Se l'imperativo deve essere il risparmio, dunque, il sistema pensionistico ha i suoi rami da tagliare, tra “baby pensionati” e “pensionati d'oro”. Non credo che alcuno obietterebbe se un provvedimento di legge lasciasse al soggetto, chiunque esso sia, solo una delle pensioni che percepisce (magari la più alta); non impoveriremmo certo nessuno e incideremmo su quelli che sono vissuti come privilegi anche se acquisiti nel rispetto di norme di legge. Così come non credo che nessuno si scandalizzerebbe se nei confronti dei titolari delle cosiddette baby pensioni si intervenisse sospendendo il pagamento della pensione in presenza di altri redditi. Non si cancellerebbe un diritto ma l'erogazione della pensione sarebbe spostata, come per tutti i cittadini, al raggiungimento dell'età pensionabile. Un gesto di equità in qualche modo riparatore di un privilegio insostenibile: nessun paese può permettersi di mandare in pensione una persona a 35 anni».

Un richiamo alla razionalizzazione è arrivato anche dal presidente Cndcec Claudio Siciliotti: «La ripresa passa attraverso la consapevolezza di interventi immediati. Nel nostro paese si può ancora incidere sulla spesa e sui privilegi. Addirittura si può ipotizzare un taglio delle tasse per chi produce lavoro, sarebbe una svolta esemplare per tutta l'Unione europea. Speriamo che non si torni al condono, sarebbe un grave danno per il nostro paese e per la crescita economica».

La crisi coinvolge tanto gli imprenditori quanto i professionisti. Proprio per questo motivo il convegno Unagraco ha avuto come oggetto la tutela del patrimonio e l'utilizzo degli strumenti segregativi nei passaggi generazionali. «Un argomento di grande attualità», ha sottolineato il vicepresidente Massimo Ivone, «che coinvolge la platea dei professionisti, il cui operato è sempre soggetto ad azioni di responsabilità».

A moderare la prima tavola rotonda è stato Giuseppe Paolone, preside della facoltà di scienze manageriali dell'università di Chieti-Pescara: «Fondo patrimoniale e trust permettono di sottrarre dai rischi dell'attività aziendale il patrimonio personale (o parte di esso) degli imprenditori e degli amministratori».

Luciano De Angelis, esperto della materia, si è soffermato sull'importanza del fondo patrimoniale a sostegno delle famiglie: «L'istituto assolve alla funzione di costituire un patrimonio separato, destinato al soddisfacimento dei bisogni della famiglia e quindi non può essere costituito al di fuori del vincolo matrimoniale. Tuttavia, sono presenti anche indubbi risvolti critici, che da un lato si ingenerano nella oggettiva difficoltà di catalogare il debito dai coniugi contratto come per far fronte ai bisogni della famiglia e dall'altro nel rischio concreto che l'atto contratto con l'intenzionalità di ledere acquisito diritto di credito possa essere revocato». Ennio Vial, dal canto suo, ha invece analizzato il trust come strumento di pianificazione: «Si tratta di un rapporto giuridico complesso nel quale il disponente, con atto tra vivi o mortis causa, dispone alcuni beni sotto il controllo di un trustee nell'interesse di un beneficiario o per un fine determinato. È uno strumento caratterizzato da una notevole flessibilità che permette di organizzare il passaggio dei beni ai discendenti dirimendo, in via preventiva, possibili conflitti ma che permette anche di conseguire la protezione del proprio patrimonio. Ovviamente, lo strumento non può essere utilizzato per frodare i propri creditori che potrebbero legittimamente esperire l'azione revocatoria ordinaria o fallimentare».

Infine, secondo il consigliere nazionale dei commercialisti Roberto D'Imperio, «sebbene siano passati quasi vent'anni da quando si è proceduto a ratificare e dare esecuzione in Italia alla Convenzione dell'Aja sulla legge applicabile ai trust e al loro riconoscimento negli ordinamenti di civil law privi di disciplina in materia, la fiscalità di detti istituti è ancora oggetto di dibattito e confronto anche e, soprattutto, alla luce della recente circolare n. 61/2010 dell'Agenzia delle entrate».

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