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Interessi a partire dalla liquidazione

del 08/10/2011
di: di Debora Alberici
Interessi a partire dalla liquidazione
D'ora in avanti il fisco avrà più tempo per riscuotere gli interessi sulle imposte non pagate. I cinque anni decorrono infatti da quando l'ufficio avvia la liquidazione della somma e non dalla presentazione della dichiarazione.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza numero 20600 del 7 ottobre 2011, ha respinto il ricorso di un fallimento che aveva sollevato un'eccezione di prescrizione sugli interessi dovuti in relazione a un debito Iva. Secondo il contribuente i cinque anni erano già decorsi perché, si legge nel ricorso, sono passati più di cinque anni dalla presentazione della dichiarazione.

La Ctp e la Ctr dell'Emilia Romagna avevano bocciato l'eccezione. Ora la Suprema corte ha reso definitiva la decisione enunciando un nuovo principio di diritto.

Dopo circa una ventina di pagine di motivazioni, la sezione tributaria è giunta alla conclusione che «il credito inerenti gli interessi non è esigibile dall'amministrazione finanziaria fino a che non sia definitivamente liquidata (e non sia divenuta esigibile) la somma dovuta a titolo di imposta o di ritenuta di acconto, alla quale accedono gli interessi, con la conseguenza che solo a partire da detto momento inizia a decorrere il relativo termine quinquennale di prescrizione».

Pescando a piena mani nella disciplina dettata sugli interessi nel codice civile, i giudici con l'Ermellino hanno spiegato che la prescrizione estingue il diritto e, nel caso di interessi dovuti su obbligazioni pecuniarie (qual è il debito tributario), non vi è ragione di disapplicare, in difetto di norme speciali derogatorie, la regola generale secondo cui gli interessi su somme di denaro si acquistano giorno per giorno, in ragione della durata del diritto (art. 821 c.c.).

In altri termini, la previsione del saggio di interesse in ragione di anno (art. 9 dpr n. 602/73) non modifica la regola predetta dovendo escludersi, tanto che il credito accessorio insorga soltanto al compimento di ciascuna annualità quanto che il diritto di credito per interessi possa considerarsi unitario, insorgendo alla scadenza del termine previsto per il pagamento del debito principale (per capitale) ed incidendo l'elemento della durata di quest'ultimo (dalla scadenza all'effettivo pagamento) solo sull'incremento economico della prestazione accessoria.

Per concludere, dice la Cassazione, l'apparente discrasia tra il termine di scadenza dei versamenti ai quali è ricondotta la decorrenza degli interessi ed il termine di decadenza entro il quale l'Ufficio può liquidare gli importi (anche a titolo di interessi) dovuti, va quindi ricomposta distinguendo il termine di maturazione degli interessi dalla loro esigibilità, potendo essere fatto valere dall'Ufficio finanziario il relativo diritto (art. 2935 c.c.) soltanto in seguito al controllo formale automatizzato sulla dichiarazione ed alla adozione dei conseguenti atti tributari.

Anche la procura generale della Suprema corte, nell'udienza tenutasi il 15 giugno scorso, ha chiesto al collegio di legittimità il rigetto del ricorso del contribuente.

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