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Una stretta sull'Iva nell'Ue

del 08/10/2011
di: di Debora Alberici
Una stretta sull'Iva nell'Ue
Iva intracomunitaria: esenzione solo se il contribuente dimostra l'effettivo trasporto all'estero dei beni. Stretta della Cassazione sull'Iva intracomunitaria. Per ottenere l'esenzione è il contribuente a dover dimostrare l'effettiva destinazione dei beni all'estero. È questo il principio sancito dalla Suprema Corte di cassazione che, con la sentenza numero 20575 del 7 ottobre 2011, ha accolto parte del primo motivo di ricorso presentato dall'Agenzia delle Entrate. In particolare la sezione tributaria, basandosi sulla norma civilistica della ripartizione dell'onere della prova, ha spiegato che «nel caso in cui l'Amministrazione finanziaria contesti, recuperando l'imposta non versata, la non imponibilità ai fini Iva – ai sensi dell'art. 41 del dl 30.8.1993 n. 331 conv. in legge 29.10.1993 n. 427 – della cessione intracomunitaria di beni a titolo oneroso, per difetto del presupposto della introduzione dei beni ceduti nel territorio di altro Stato membro, grava sul cedente - in applicazione del criterio di riparto dell'onere probatorio – la prova dei .fatti costitutivi del diritto che intende .far valere in giudizio non essendo sufficiente a tal .fine la prova di aver richiesto ed ottenuto la conferma della validità del numero di identificazione attribuito al cessionario da altro Stato membro (art. 50 comma 1 e 2 dl n. 33111993) e di aver debitamente indicato tale numero nella .fattura emessa ai sensi dell'art. 46 comma 2 dl n. 33111993, occorrendo invece – avuto riguardo alla espressa previsione dell'art. 41 comma I lett. a) dl n. 331:1993 secondo cui la cessione non imponibile si realizza mediante il trasporto o la spedizione dei beni nel territorio di un altro Stato membro – la prova della effettiva destinazione dei beni ceduti nel territorio dello Stato membro in cui il cessionario è soggetto di imposta». La vicenda riguarda l'esportazione di containers su navi da trasporto merce. I beni erano diretti in Inghilterra presso un acquirente fornito di partita Iva straniera.

Ma questo, secondo il fisco, non era sufficiente a dimostrare l'effettiva destinazione. Per questo era stata negata l'agevolazione Iva e quindi era scattata la rettifica.

La società l'aveva impugnata e la commissione tributaria provinciale di Genova aveva accolto. La decisione era stata confermata anche in secondo grado. Ad Avviso dei giudici di merito il fatto che fosse stato prodotto il nome e la partita Iva del destinatario erano due circostanza sufficienti a dimostrare la destinazione.

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