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Prove certe, super protezione

del 08/10/2011
di: di Benito Fuoco e Nicola Fuoco
Prove certe, super protezione
L'amministrazione finanziaria non può disconoscere la spettanza di un rimborso Iva ipotizzando la fittizietà delle operazioni immobiliari che hanno generato il credito, in caso di prove certe quali la fattura, l'atto notarile e la nota di trascrizione; prove certe che devono essere specificamente contestate dal fisco, pena l'illegittimità dell'intera verifica. Con queste motivazioni, che si leggono nella sentenza 359/04/2011 dello scorso 27 settembre, la Ctr del Lazio ha ribaltato a favore del contribuente un giudizio di primo grado che si era invece concluso con la vittoria dell'Agenzia delle entrate. Nella vertenza in commento, i funzionari dell'ufficio finanziario di Roma 3 elevavano un avviso di accertamento, in contestazione di un rimborso Iva richiesto dal contribuente col modello Vr. Il credito ripreso a tassazione derivava da un'operazione immobiliare ritenuta fittizia dall'amministrazione finanziaria. A sostegno della propria tesi difensiva, il contribuente produceva in giudizio la fattura di acquisto dell'immobile, l'atto notarile e la relativa nota di trascrizione; in sostanza, esibiva nient'altro che gli atti formali inerenti la compravendita, elementi ritenuti dalla Commissione provinciale non sufficienti a smontare la presunzione del fisco. Di diverso parere la Commissione regionale del Lazio, che ha accolto l'appello del contribuente richiamando il principio dell'onere di contestazione, definito dallo stesso collegio di portata generale. «La commissione ritiene che per il principio della non contestazione deve ritenersi infondato il recupero dei costi relativi a operazioni fittizie laddove l'amministrazione finanziaria non contesti la prova fornita dal contribuente». Dopo aver rievocato il principio, il collegio romano entra nel merito e afferma: «Nel caso in specie, l'Ufficio con il suddetto processo verbale di constatazione ha disconosciuto il rimborso richiesto dalla società, che invece ha fornito prove documentali circa l'acquisto fatto (fattura di acquisto regolarmente registrata, atto di compravendita e relativa trascrizione)». Tali prove non sono state contestate né nell'accertamento né tantomeno nella fase di giudizio. Per questo motivo, «aderendo a quello che è divenuto principio generale dell'onere di contestazione».
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