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Confisca per equivalente lecita se le cartelle sono state annullate

del 07/10/2011
di: La Redazione
Confisca per equivalente lecita se le cartelle sono state annullate
In caso di sottrazione fraudolenta dei beni dell'impresa al fisco la confisca per equivalente è lecita anche se le cartelle di pagamento sono state annullate e se quindi non è in atto la riscossione.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza numero 36290 del 6 ottobre 2011, ha confermato il sequestro finalizzato alla confisca sui conti di due imprenditori che avevano simulato una vendita di beni aziendali per non pagare il fisco.

La misura era stata disposta dalle autorità di Nuoro ed era stata confermata dal Tribunale del riesame. Quindi i contribuenti hanno depositato ricorso alla Suprema corte.

Nel respingerlo la terza sezione penale ha precisato che l'annullamento delle cartelle e in generale l'invalidità della procedura di riscossione non incidono sul sequestro finalizzato alla confisca per equivalente nel caso di sottrazione fraudolenta prevista dall'articolo 11 del dlgs 74 del 2000.

In particolare il Collegio ha motivato che «la fattispecie di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, di cui all'art. 11 del dlgs a 74 del 2000, è diversa rispetto all'omologa fattispecie, oggi abrogata, di cui all'art. 97, comma 6°, del dpr a 602/1973 (come modificato dall'art. 15, cotenna 4°, della legge n. 413/1991), in quanto - a fronte della identità sia dell'elemento soggettivo costituito dal fine di evasione e integrante il dolo specifico, che della condotta materiale rappresentata dall'attività fraudolenta - la nuova fattispecie, da un lato, non richiede che l'amministrazione tributaria abbia già compiuto un'attività di verifica, accertamento o iscrizione a ruolo e, dall'altro, non richiede l'evento che, nella previgente previsione era essenziale ai fini della configurabilità del reato, ossia la sussistenza di una procedura di riscossione in atto e la effettiva vanificazione della riscossione tributaria coattiva».

Insomma il nuovo reato è «di pericolo» e non più «di danno» e l'esecuzione esattoriale, quindi, non configura un presupposto della condotta illecita, ma è prevista solo come evenienza futura che la condotta tende (e deve essere idonea) a neutralizzare. Ai fini della perfezione del delitto, pertanto, è sufficiente la semplice idoneità della condotta a rendere inefficace la procedura di riscossione - idoneità da apprezzare con giudizio ex ante - e non anche l'effettiva verificazione di tale evento.

Non è tutto. La sentenza, rispolverando vecchi principi, ha ribadito che la confisca andava disposta su entrambi i contribuenti, a prescindere dal profitto ricavato da ciascuno di loro. Insomma, ha vinto nuovamente il principio «solidaristico», diventato un comune denominatore nelle decisione sul sequestro finalizzato alla confisca. In conclusione, «ciascun concorrente può essere chiamato a rispondere dell'intera entità del profitto sul presupposto della corresponsabilità di tutti nella commissione dell'illecito. Una volta perduta l'individualità storica del profitto illecito, la confisca per equivalente può interessare indifferentemente ciascuno dei correi, salvo l'eventuale riparto tra i medesimi - irrilevante ai fini penalistici - del relativo onere».

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