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Dimissioni a effetto immediato

del 07/10/2011
di: di Luciano De Angelis
Dimissioni a effetto immediato
Le dimissioni del sindaco in costanza di incarico hanno effetto immediato anche qualora la società non provveda alla sua sostituzione. È questo il comportamento tenuto dal Registro imprese della Ciiaa di Milano che, in data 30 settembre 2011, ha accolto la cancellazione di tutti i sindaci di una srl che si erano contestualmente dimessi, senza che la società avesse provveduto a eleggere i nuovi membri del collegio.

Il fatto. Nella fattispecie, in data 24 giugno 2011, tutti i sindaci effettivi di una srl e contestualmente i supplenti rassegnavano le relative dimissioni da una società a responsabilità limitata. Nelle stesse veniva evidenziata, da un lato, l'impossibilità di espletare l'incarico sindacale con la dovuta diligenza in relazione alla situazione societaria e ai rapporti con il cda; dall'altro, la prolungata e significativa inadempienza da parte della società al pagamento degli onorari ai membri dell'organo di controllo che, ai sensi della norma di comportamento del Collegio sindacale 1.4 del Cndcec, ne comprometterebbe di fatto l'indipendenza. In data 30 settembre, il Registro imprese di Milano prendeva atto di tali dimissioni provvedendo a trascrivere il fatto nei dati identificativi dell'impresa, anche in mancanza della contestuale trascrizione dei sindaci nominati in sostituzione.

Posizione della dottrina e prassi professionale. A seguito della riforma del diritto societario, l'art. 2400 Cc, comma primo prevede: «La cessazione dei sindaci per scadenza del termine ha effetto dal momento in cui il collegio è stato ricostituito». Da tale disposizione la dottrina prevalente, e recentemente anche la prassi professionale, ha ritenuto che la prorogatio (forzosa) dei sindaci non tempestivamente sostituiti sia limitata al decorso del triennio, mentre non valga nel caso di dimissioni del sindaco intervenute in corso di mandato. In tale direzione vanno sia le norme di comportamento del collegio sindacale dei dottori commercialisti (norma 1.6) del dicembre 2010 sia la motivazione che, nel settembre 2011, ha riguardato una massima del notariato del triveneto (massima H.E.1).

La posizione della giurisprudenza. La giurisprudenza post riforma del diritto societario ha assunto diversi atteggiamenti in relazione alla problematica in commento. A riguardo, sembra timidamente maggioritario l'orientamento tenuto dal Registro delle imprese di Milano, in linea peraltro con la specifica posizione del tribunale di Milano, sez. VIII, giudice del Registro delle imprese, decr. 2 agosto 2010.

Conclusioni. Non si può non evidenziare, tuttavia, che sul tema sussistano ancora notevoli divergenze comportamentali fra i diversi registri delle imprese che, invece, dovrebbero caratterizzarsi per modi di agire uniformi. Ad avviso di chi scrive la posizione del Ri di Milano, nel consentire l'immediata efficacia delle dimissioni, appare la più corretta per almeno tre ordini di motivazioni.

1) L'attività dei sindaci non si espleta quotidianamente ma (salvo particolari situazioni) periodicamente, da cui deriva che se la ragione della forzosa permanenza nella carica è determinata dal consentire la continuativa gestione della società, tale circostanza concerne l'organo gestionale e non quello di controllo, dalla cui eventuale temporanea incompletezza non può ascriversi un blocco forzoso della gestione aziendale;

2) le norme di cui agli art. 2404, e 2405 Cc, comma 2, prevedono, la decadenza (sanzionatoria) dei sindaci nei casi in cui questi non partecipino, senza giustificazione e durante l'esercizio sociale, a due riunioni del collegio sindacale, a due consecutive adunanze del cda (o del comitato esecutivo) o a una assemblea. Dette previsioni consentono, di fatto, al sindaco che si disinteressi alle sue funzioni di esser esautorato dall'incarico. Tali disposizioni risulterebbero in netto contrasto con un eventuale obbligo di permanenza in carica dei sindaci, che si verificherebbe nel caso di prorogatio senza termine;

3) infine non può non rilevarsi come tenere segregato un sindaco a una funzione, da un lato costituirebbe un ingiustificato limite alla sua libertà personale e, dall'altro, non gioverebbe alla società che verrebbe a trovarsi con componenti dell'organo di controllo demotivati probabilmente non più imparziali. Non solo, se le dimissioni non fossero di fatto consentite, neppure in presenza di giusta causa, si finirebbe per mantenere in carica anche sindaci oggettivamente incapaci di svolgere il controllo (si pensi alle situazioni di sindaci malati o, in ogni caso, impossibilitati ad agire). Il che pare davvero assurdo. Ovviamente, i sindaci nel più breve termine possibile vanno comunque sostituiti, pena l'annullabilità del bilancio approvato senza il concorso di un organo determinante. In tal senso anche la recente massima Id 10 del notariato triveneto. Nel caso poi, in cui la società non nominasse a breve termine il nuovo collegio, gli amministratori sarebbero chiamati a trascrivere presso il Registro delle imprese l'intervenuta causa di liquidazione per la manifesta impossibilità di funzionamento assembleare (ex art. 2484, punto 3 Cc).

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