E di liti pendenti, ma più in generale di contenzioso tributario, si è parlato ieri mattina anche nel convegno «Un nuovo Fisco» organizzato a Milano da Assolombarda e dall'Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili meneghino. Antonio Simone, presidente della Ctr Lombardia, si è soffermato in particolare sulla litigiosità tra contribuenti e Fisco, tornata a crescere dal 2006 in avanti e destinata a salire ulteriormente per effetto dell'esecutività dei nuovi accertamenti. «Dubito fortemente che il concorso per 960 nuovi giudici tributari togati previsto dal dl n. 98/2011 possa sortire effetti positivi», spiega Simone, «perché si tratta comunque di magistrati part-time. È necessario introdurre la figura del giudice tributario a tempo pieno, nonché operare piccoli interventi a costo zero per lo Stato, quali la previsione del giudice monocratico per le cause fino a 20 mila euro, che contribuirebbero notevolmente a rendere più efficienti le commissioni». Durante i lavori si è parlato poi di lotta all'evasione, «un'attività che in Italia si porta avanti in maniera seria dal 1997 e che ha ulteriormente accelerata negli ultimi anni», osserva Carlo Palumbo, direttore regionale delle Entrate della Lombardia, «dal 2001 a oggi le somme recuperate e incassate sono quintuplicate e questi sono dati che fanno ben sperare. Di certo per poter svolgere al meglio il nostro lavoro abbiamo bisogno di conquistarci giorno dopo giorno la fiducia della gente». Sul tema dell'accertamento esecutivo, invece, Palumbo ha evidenziato che in Lombardia i nuovi avvisi non sono ancora materialmente partiti, a solo pochi giorni dall'entrata in vigore della novità. Si è soffermato sull'eccessivo numero di adempimenti fiscali richiesti alle imprese, invece, Guido Marzorati, direttore del settore diritto d'impresa e fisco di Assolombarda, secondo il quale «le aziende sono costrette a impiegare sempre più tempo e denaro per essere in regola sul piano tributario. E nonostante ciò, l'assenza di certezza molto spesso le costringe a vivere sotto spade di Damocle non ben delimitate quali quella dell'abuso del diritto». L'elevato numero di adempimenti non piace nemmeno ai commercialisti. «In Italia la tax compliance ci porta a spendere 285 ore all'anno contro una media Ue di circa 230 ore. Questa attività non deve costituire il core business dei dottori commercialisti. È indispensabile una semplificazione, tenendo però ben presente che fare delle cattive riforme è addirittura peggio che non farne», commenta Alessandro Solidoro, presidente dell'Odcec Milano.
