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Liti pendenti, arrivano le lettere

del 07/10/2011
di: di Valerio Stroppa
Liti pendenti, arrivano le lettere
Sono pronte a partire le lettere del Fisco sulle liti pendenti. I «reminder» volti a richiamare l'attenzione dei contribuenti interessati sulla possibilità di definizione agevolata introdotta dall'articolo 39 del dl n. 98/2011 saranno inviati dalle Direzioni provinciali dell'Agenzia delle entrate nelle prossime ore. Un'operazione portata avanti in maniera capillare sul territorio, quindi, dopo che nei giorni scorsi era circolata l'ipotesi di un invio «centralizzato» direttamente da Roma, a cura della Direzione centrale affari legali e contenzioso. In Lombardia, regione che conta circa 16 mila controversie definibili (si veda ItaliaOggi del 30 settembre scorso), la Direzione regionale delle Entrate ha già trasmesso alle varie Dp l'elenco dei contribuenti interessati. Oggi si svolgerà una riunione di coordinamento per verificare lo stato di avanzamento della procedura e gli aspetti organizzativi. E in altre regioni d'Italia sta avvenendo lo stesso. D'altra parte il tempo stringe: per sanare le liti minori pendenti alla data del 1° maggio 2011, infatti, la somma dovuta per la definizione deve essere versata dai contribuenti entro il prossimo 30 novembre. Motivo per cui l'amministrazione finanziaria, oltre alla specifica attività di assistenza svolta dal call center e dagli uffici territoriali, ha scelto di rivolgersi ai soggetti interessati con una lettera. La missiva invita il contribuente a prendere in considerazione la sanatoria e a valutarla con il proprio consulente (laddove presente: per le controversie di importo fino a 2.582 euro, infatti, il ricorrente può stare in giudizio anche senza assistenza tecnica).

E di liti pendenti, ma più in generale di contenzioso tributario, si è parlato ieri mattina anche nel convegno «Un nuovo Fisco» organizzato a Milano da Assolombarda e dall'Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili meneghino. Antonio Simone, presidente della Ctr Lombardia, si è soffermato in particolare sulla litigiosità tra contribuenti e Fisco, tornata a crescere dal 2006 in avanti e destinata a salire ulteriormente per effetto dell'esecutività dei nuovi accertamenti. «Dubito fortemente che il concorso per 960 nuovi giudici tributari togati previsto dal dl n. 98/2011 possa sortire effetti positivi», spiega Simone, «perché si tratta comunque di magistrati part-time. È necessario introdurre la figura del giudice tributario a tempo pieno, nonché operare piccoli interventi a costo zero per lo Stato, quali la previsione del giudice monocratico per le cause fino a 20 mila euro, che contribuirebbero notevolmente a rendere più efficienti le commissioni». Durante i lavori si è parlato poi di lotta all'evasione, «un'attività che in Italia si porta avanti in maniera seria dal 1997 e che ha ulteriormente accelerata negli ultimi anni», osserva Carlo Palumbo, direttore regionale delle Entrate della Lombardia, «dal 2001 a oggi le somme recuperate e incassate sono quintuplicate e questi sono dati che fanno ben sperare. Di certo per poter svolgere al meglio il nostro lavoro abbiamo bisogno di conquistarci giorno dopo giorno la fiducia della gente». Sul tema dell'accertamento esecutivo, invece, Palumbo ha evidenziato che in Lombardia i nuovi avvisi non sono ancora materialmente partiti, a solo pochi giorni dall'entrata in vigore della novità. Si è soffermato sull'eccessivo numero di adempimenti fiscali richiesti alle imprese, invece, Guido Marzorati, direttore del settore diritto d'impresa e fisco di Assolombarda, secondo il quale «le aziende sono costrette a impiegare sempre più tempo e denaro per essere in regola sul piano tributario. E nonostante ciò, l'assenza di certezza molto spesso le costringe a vivere sotto spade di Damocle non ben delimitate quali quella dell'abuso del diritto». L'elevato numero di adempimenti non piace nemmeno ai commercialisti. «In Italia la tax compliance ci porta a spendere 285 ore all'anno contro una media Ue di circa 230 ore. Questa attività non deve costituire il core business dei dottori commercialisti. È indispensabile una semplificazione, tenendo però ben presente che fare delle cattive riforme è addirittura peggio che non farne», commenta Alessandro Solidoro, presidente dell'Odcec Milano.

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