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Enasarco, ridurre costi e intervenire su governance

del 06/10/2011
di: La Redazione
Enasarco, ridurre costi e intervenire su governance
Un recentissimo studio su compensi e composizione degli organi statutari delle casse di previdenza privatizzate ha sottolineato l'esigenza, comune a tutti gli enti, ma con diverse gradazioni e sfumature, di una razionalizzazione dei costi e di una oculata gestione degli accantonamenti previdenziali. Una necessità oggi avvertita ancor più di prima, vista l'obbligatorietà del requisito della stabilità finanziaria trentennale che il legislatore ha previsto per tali casse. Con particolare riguardo all'Enasarco si sono evidenziati due ordini di problematiche: la prima relativa alla governance, la seconda inerente ai costi del cda e del collegio sindacale. Quanto al primo punto, l'Enasarco è l'unico degli enti analizzati a non avere un consiglio di delegati e conseguentemente a non avere né un meccanismo di elezione diretta del cda da parte degli iscritti né tantomeno un controllo sulla gestione da parte degli stessi. Una vera e propria anomalia perché tutti gli altri enti, anche quelli con un numero di iscritti significativamente minore, hanno avvertito la necessità di dotarsi di una assemblea di delegati con l'evidente fine di garantire democraticità, partecipazione e trasparenza. Da anni Federagenti sostiene la necessità di dotare Enasarco di una assemblea di delegati che determini gli indirizzi della Fondazione (composto unicamente da appartenenti alla categoria degli agenti e rappresentanti di commercio democraticamente eletti) e di un cda composto da un numero ristretto di manager con comprovate capacità di gestione e amministrazione del patrimonio.

Secondo Luca Gaburro, segretario generale Federagenti, «la nostra associazione ha firmato nel 2007 un accordo programmatico dinanzi al ministero del lavoro che aveva tra gli obiettivi fondamentali la creazione di un meccanismo elettivo realmente democratico degli organi dell'ente, nella speranza che, dopo il commissariamento dello stesso, si voltasse veramente pagina. Ma a parer nostro, a distanza di più di quattro anni nulla è stato fatto sia in termini di democraticità che di trasparenza gestionale. Basti pensare alla mancata attuazione delle determinazioni del ministro Sacconi, che aveva individuato otto associazioni rappresentative da inserire nel cda in fase rinnovo nello scorso mese di luglio, da parte del presidente Enasarco Boco che ne ha inserite solo cinque, gratificando due di esse (Fnaarc e Usarci) rispettivamente di tre e due posti e così danneggiando Cisal Federagenti, Cgil e Ugl che sono rimaste ingiustificatamente escluse. Circostanza attualmente al vaglio della magistratura ed oggetto di interrogazioni parlamentari bipartisan che ne hanno sottolineato la illegittimità, chiedendo un immediato intervento al ministero del lavoro. Quanto al contenimento dei costi, lo studio sopra accennato ha rilevato come, nonostante la mancanza dell'assemblea dei delegati e quindi dei relativi oneri per compensi ed emolumenti, quello degli organi statutari non sia diminuito bensì addirittura aumentato dal 2009 al 2010.

Se è pur vero che alcuni enti spendono in assoluto molto di più rispetto a Enasarco per i compensi dei propri amministratori (fino a circa 4,6 milioni di euro contro i circa 1,5 dell'ente degli agenti di commercio) occorre rimarcare come in tale voce vengano ricompresi anche i compensi dei delegati (trattasi in molti casi di centinaia di persone). Volendo stilare una «classifica» degli emolumenti in termini relativi, ovverosia considerando la consistenza numerica degli organi, notiamo come gli amministratori Enasarco (considerando per essi i membri del cda e quelli del collegio sindacale) risulterebbero, sempre stando a quanto pubblicato a cura di una fonte qualificata, di gran lunga quelli più pagati, con circa 80 mila euro a testa quando mediamente il compenso per ciascuno dei membri delle altre casse ammonterebbe a circa 16 mila euro. Una differenza abissale e questo nonostante l'allora commissario straordinario dell'ente Pollastrini abbia già ridotto nel 2007 i compensi del presidente e degli altri membri del cda Enasarco considerandoli evidentemente troppo alti.

«Vista la decisione di vendere il patrimonio immobiliare e di chiedere enormi sacrifici alla categoria, sotto forma di sensibili aumenti dei contributi da versare e dell'anzianità contributiva, ci saremmo aspettati da parte degli attuali amministratori una diminuzione in proporzione dei propri compensi», continua Gaburro, «Un gesto che certamente non avrebbe risollevato le sorti della Fondazione ma che avrebbe dimostrato vicinanza alle sorti di una categoria che sta vivendo una crisi senza precedenti. Purtroppo questa occasione persa dagli attuali amministratori e dalle associazioni che gli stessi rappresentano non è che l'ulteriore segnale di scollamento tra chi dirige Enasarco e i circa 400 mila iscritti, siano essi agenti in attività o pensionati. Del resto», conclude Gaburro, «non ci risulta che il presidente Boco né alcuni altri membri del cda siano mai stati agenti di commercio, nonostante lo statuto dell'ente sia ben chiaro sul punto e che buon senso voglia che a rappresentare l'ente di una categoria di lavoratori sia un appartenente alla stessa».

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