Il Fisco rispolvera i questionari. Dalle spese per i matrimoni a quelle per i funerali e per la palestra, l'amministrazione finanziaria vuole recuperare dai contribuenti una serie di informazioni da far valere successivamente nei confronti di chi, magari, presta servizi in nero. Attualmente queste prove avvengono a livello locale e con l'attività delle direzioni provinciali. Ma presto la campagna potrebbe spostarsi su un piano nazionale. Nei giorni scorsi nel corso di un'intervista televisiva Cinzia Romagnolo, direttore aggiunto dell'accertamento, ha spiegato che «chi non risponde ai questionari è sanzionabile per omessa risposta o risposta inveritiera con sanzione pecuniaria da 258 euro a 2065». Nel servizio televisivo si fa riferimento a una prova generale di una campagna su tutto il territorio nazionale. Il questionario potrebbe essere una ulteriore freccia all'arco del redditometro quando l'Agenzia una volta messo a punto il marchingegno deciderà di alzare il sipario sul mix di misure di accertamento sintetico. Al momento, alcune Direzioni regionali delle entrate, nell'ambito delle facoltà sugli strumenti da utilizzare per indagine specifiche sul territorio, stanno inviando ai contribuenti una serie di domande approfondite su aspetti della realtà economica e territoriale. Nel mirino le spese per i funerali, gli affitti degli studenti fuori sede e le rette dell'iscrizione in palestra. Ma non solo. La direzione provinciale di Palermo, per esempio, ha messo a punto un questionario per le spese sostenute nei matrimoni (si veda ItaliaOggi del 1/10/2011): sotto la lente sono finite le coppie che hanno celebrato matrimonio dal 2007 (in esame dunque gli ultimi cinque anni). Gli elenchi sono ripresi dagli uffici anagrafici dei comuni, il questionario imbustato e spedito via raccomandata ai contribuenti che hanno 60 giorni per rispondere che non sono i destinatari dell'accertamento ma sono, loro malgrado, occhi e orecchie del grande fratello fiscale. E l'iniziativa, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, potrebbe essere ripresa anche da altre direzioni provinciali, le quali possono scegliere la lista da utilizzare, se inviarne in ampio spettro o inventarne di nuove. La riesumazione del questionario fiscale risale al 2006, quando l'allora ministro dell'economia e delle finanze Vincenzo Visco mise a punto 55 misure per combattere l'evasione fiscale. Tra queste la delazione via raccomandata: un plico con le domande del fisco sulle imposte di registro, ipotecarie ma anche sulle imposte dirette e su soggetti diversi dal destinatario del questionario. Lo strumento non era inedito: in tema di accertamento dell'Iva, per esempio, era già prevista la possibilità di formulare richieste ai contribuenti. La novità di Visco, poi utilizzata dalle direzioni provinciali in ordine sparso e a livello territoriale, è stata l'estensione dell'utilizzo anche ai soggetti non titolari di partita Iva, e ai singoli contribuenti con la possibilità di recuperare informazioni non attinenti alla propria situazione finanziaria ma a quella di terze persone. L'apertura ai privati può infatti portare un flusso di notizie ulteriori finalizzate all'emersione di attività in nero e al recupero di informazioni che non compaiono in dichiarazione e nelle future liste selettive. Che comunque affondano le loro radici su conti correnti, movimenti di spesa e tracce di transazioni in chiaro, che il flusso dell'evasione tende a dribblare.