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Condono con par condicio

del 05/10/2011
di: di Antonio G. Paladino
Condono con par condicio
Le dichiarazioni ex condono legge n.289/2002 sono a tutti gli effetti equiparabili a dichiarazioni integrative di quelle redatte ai fini delle imposte dirette ed Iva. Come tali, alle stesse deve essere applicata la possibilità, in caso di irregolarità del contribuente, che l'ufficio procedente invii un avviso bonario e non iscriva direttamente a ruolo l'importo mancante. Questo fa sì che il contribuente deve avere la possibilità di pagare le sanzioni nella misura del 10% e non del 30%, così com'è avvenuto sino ad oggi per effetto dell'articolo 13, comma 1 del dlgs n.471/97.

Ha una portata dirompente la conclusione cui è pervenuta l'ottava sezione della Commissione tributaria regionale della Lombardia, nel testo della sentenza n.97/2011, con la quale equipara alle dichiarazioni dei redditi ed Iva, le dichiarazioni che i contribuenti erano tenuti a compilare per aderire al condono varato dall'esecutivo nel dicembre 2002. Una conclusione, che, lo si può immaginare, alimenterà ancor di più le polemiche intorno alla decisione dell'Agenzia delle entrate di riprendere, tout court, le posizioni ancora irregolari visto l'ultimatum contenuto nella manovra bis di Ferragosto.

La vexata quaestio oggetto della decisione del collegio lombardo si è fondata sulla pretesa di un contribuente di vedersi riconosciuta la possibilità di poter pagare la sanzione relativa all'insufficiente versamento delle rate da condono, nella misura del 10% anziché, come operato dall'ufficio tributario, al 30%. La difesa, infatti, ha sostenuto che l'ufficio ha omesso la notifica dell'avviso bonario prima di emettere la cartella di pagamento con cui ha richiesto quanto dovuto dal contribuente e, in questo senso, vanno le previsioni contenute all'articolo 6, comma 5 dello Statuto del contribuente e l'articolo 36 bis del dpr n.600/73, in materia di liquidazione da controlli automatici.

Il collegio d'appello ha condiviso la richiesta del contribuente. Sostiene infatti, che in presenza di un omesso o insufficiente versamento, ai fini II.DD. o Iva, l'articolo 36 bis citato prevede che venga notificato un avviso bonario, che consente al contribuente di regolarizzare l'errore con la riduzione a un terzo delle sanzioni normalmente previste. Le dichiarazioni da condono, aggiunge il collegio, vengono qualificate come «integrative» dalla stessa legge n.289 del 2002. All'articolo 8, infatti, si legge che «le dichiarazioni relative ai periodi d'imposta per i quali i termini per la loro presentazione sono scaduti al 31.10.2002, possono essere integrate…». Stando a quanto sopra, ammette il collegio, le dichiarazioni da condono sono a tutti gli effetti «dichiarazioni integrative».

Pertanto, la norma dell'articolo 36 bis del dpr n.600/73 «ha portata generale per tutte le dichiarazioni dei redditi e, quindi anche per quelle da condono che sono qualificate come integrative delle stesse». Una conferma che il collegio afferma «indiretta» a questa conclusione, la si ha da un passo della Circolare dell'Agenzia delle entrate n.36/2005, dove in merito alle istanze di definizione ex art.9 bis del citato condono, si prevede che «compete la riduzione di un terzo della sanzione in caso di pagamento entro 30 giorni dal ricevimento dell'avviso bonario». E ancora, lo Statuto del contribuente dispone che «prima di procedere alle iscrizioni a ruolo derivanti dalla liquidazione di tributi risultanti da dichiarazioni, qualora sussistano incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione, l'ufficio deve invitare i contribuenti a fornire i documenti mancanti o le necessarie spiegazioni, essendo nulli gli atti emessi in violazione delle disposizioni appena rilevate».

Da ciò, il collegio lombardo ha accolto le pretese del contribuente, sancendo la riduzione delle sanzioni amministrative collegate all'insufficiente versamento, nella misura del 10% anziché del 30%.

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