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Fatture false, la quietanza vale evasione

del 04/10/2011
di: La Redazione
Fatture false, la quietanza vale evasione
È reato firmare la quietanza di pagamento su fatture false. Risponde di evasione fiscale anche chi firma la quietanza di pagamento di fatture false.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza numero 35730 del 3 ottobre 2011, ha confermato la condanna nei confronti di un 52enne di Torino che aveva firmato la quietanza a fronte di fatture che sapeva essere false.

In particolare l'uomo trasportava merce presso un agriturismo e spesso, aveva ricostruito la Guardia di finanza in una complessa indagine, aveva firmato quietanze di pagamento su fatture risultate poi false.

Ecco perché era scattata una denuncia (violazione dell'articolo 2 e 8 del dlgs 74 del 2000). Il tribunale e la Corte d'appello di Torino, con una doppia conforme, avevano condannato l'uomo ritenendolo complice dell'evasione fiscale.

La Corte di cassazione ha ora confermato definitivamente il verdetto.

Inutili i motivi presentati dalla difesa per smontare l'impianto accusatorio. In particolare, secondo il legale, il contribuente non poteva essere considerato un concorrente nell'emissione delle fatture. Una tesi, questa, che non ha convinto la terza sezione penale di Piazza Cavour. Infatti secondo gli Ermellini «in tema di emissione di fatture per operazioni inesistenti, prevista dall'art. 8 del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74, il regime previsto dal successivo art. 9, che esclude la possibilità di concorso reciproco fra il reato previsto dall'art. 2 (dichiarazione fraudolenta mediante utilizzazione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti) e quello previsto dall'art. 8 (emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti), ha la finalità di evitare che la medesima condotta sostanziale sia punita due volte, ma non introduce alcuna deroga ai principi generali in tema di concorso di persone nel reato, fissati dall'art. 110 cod. pen.». E infatti, acclarato ciò occorre aggiungere che la regolarità della emissione della fattura prescinde dalla sottoscrizione per quietanza.

Quest'ultima può essere apposta sulla fattura stessa e ha unicamente la funzione di attestare da parte del creditore l'adempimento dell'obbligazione da parte del debitore nel senso, cioè, che lo stesso creditore dichiara di avere ricevuto quanto a lui dovuto.

Dunque, «non può ritenersi pertanto né illogica né contraria a principi di diritto la motivazione del giudice di appello che valorizza l'attività di sottoscrizione per quietanza non già in termini di concorso nell'emissione del documento (di per sé completo ed efficace a prescindere dalla sottoscrizione) bensì di utilizzo della fattura stessa con finalità elusiva delle imposte».

Anche perché la sottoscrizione per quietanza, a fronte di un rapporto fittizio, serve evidentemente a rendere credibile l'esistenza di un rapporto reale che giustifica l'emissione della fattura.

Anche la Procura generale della Suprema corte, nell'udienza tenutasi al Palazzaccio lo scorso 7 giugno, ha chiesto al Collegio di legittimità di respingere il ricorso del trasportatore e di confermare integralmente la condanna pronunciata dai giudici torinesi.

Debora Alberici

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