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Boccata d'ossigeno alle imprese

del 04/10/2011
di: di Francesco Cerisano
Boccata d'ossigeno alle imprese
Una boccata d'ossigeno alle imprese in crisi a causa dei ritardati pagamenti della p.a. Per gli enti locali, le regioni e gli enti del servizio sanitario nazionale diventerà un obbligo (e non più solo una facoltà come accade oggi) certificare i crediti certi, liquidi ed esigibili vantati dalle aziende affinché queste possano cederli a banche o altri intermediari finanziari.

E gli istituti di credito non potranno mettersi di traverso. Perché in futuro nei bandi di gara per la gestione dei servizi di tesoreria degli enti sarà previsto come requisito essenziale l'impegno da parte del tesoriere comunale a non opporsi alla cessione pro soluto delle somme dovute per somministrazioni, forniture e appalti. Inoltre, onde evitare che gli enti facciano il passo più lungo della gamba, verrà previsto un doppio nulla osta da parte delle ragionerie comunali sulla copertura finanziaria dell'opera: non solo per competenza, come previsto oggi, ma anche per cassa. Infine, da quando la fattura arriverà al protocollo dell'ente l'ufficio ordinante dovrà liquidarla nel termine di 30 giorni. Sono queste le quattro novità su cui i tecnici del ministro della semplificazione, Roberto Calderoli, stanno lavorando per rispondere al grido di dolore del sistema imprenditoriale del paese, sempre più a corto di liquidità a causa dei ritardi della pubblica amministrazione.

Un disagio che è esploso la scorsa settimana nella contestazione dell'Ance al ministro delle infrastrutture Altero Matteoli. E non a caso, perché sono proprio le aziende del settore edile quelle che più di tutte stanno avvertendo il peso dei pagamenti lumaca.

Calderoli ha deciso di intervenire subito e ha incaricato il proprio gruppo di tecnici (con in testa Maurizio Delfino) di individuare una soluzione per sbloccare la situazione senza allentare i vincoli del patto di stabilità.

Il pacchetto di proposte, discusso tra mercoledì e giovedì scorso anche con i tecnici del Mef, non porterà all'introduzione di nuove norme, ma alla riscrittura di due disposizioni già presenti nel nostro ordinamento, ma come spesso accade in Italia poco o nulla sfruttate dai comuni.

La prima è l'art. 9, comma 3-bis, del decreto anticrisi del 2008 (dl 185/2008 con le modifiche introdotte dalla legge di conversione n. 2/2009) che per primo ha previsto la chance della cessione alle banche dei crediti delle imprese verso regioni, enti locali ed enti del Ssn. Il punto debole, secondo i tecnici ministeriali, è stato disciplinare la certificazione dei crediti come eventuale e non obbligatoria (la norma dice infatti «possono», mentre nel nuovo testo ci sarà scritto «devono»). E questo ne ha radicalmente depotenziato l'effetto.

La seconda norma a essere modificata sarà l'art. 9 del dl 78/2009 (convertito nella legge n. 102/2009) che già si occupa di tempestività dei pagamenti della p.a. Oggi però si prevede che «il funzionario che adotta provvedimenti che comportano impegni di spesa ha l'obbligo di accertare preventivamente che il programma dei conseguenti pagamenti sia compatibile con i relativi stanziamenti di bilancio e con le regole di finanza pubblica». In pratica una compatibilità per competenza. Con le modifiche che verranno presto introdotte il visto della ragioneria comunale dovrà tenere conto anche delle risorse immediatamente disponibili e cioè della cassa.

Inoltre, come detto, la naturale ritrosia da parte delle banche ad accettare la cessione dei crediti sarà superata inserendo l'impegno a non opporsi alla cessione tra i requisiti previsti per aggiudicarsi il servizio di tesoreria degli enti.

Il contenitore normativo dove inserire queste modiche dovrebbe essere la prossima legge di stabilità. Per il governo si tratta di un treno da cogliere al volo per dare un segnale di vicinanza al mondo imprenditoriale.

Soprattutto dopo il dietrofront avuto in occasione del varo della manovra di Ferragosto. In quella sede, come si ricorderà (si veda ItaliaOggi del 6/9/2011 e del 22/9/2011) una norma sulla cessione alle banche dei crediti verso la p.a. era stata prima inserita nel maxiemendamento e poi improvvisamente espunta, provocando più di un malumore tra gli imprenditori.

Anche se, va detto, vista l'esistenza delle due norme sopra richiamate, la disposizione su cui il governo ha cambiato idea limitava i suoi effetti solo agli altri enti pubblici.

L'ambito di applicazione dell'art. 9, comma 3-bis, della legge n. 2/2009 e dell'art. 9 del dl 78/2009 è invece potenzialmente molto più ampio. A condizione che vengano rimossi tutti gli ostacoli che in questi anni ne hanno impedito una puntuale e diffusa attuazione.

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