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Il dottorato verso il restyling

del 01/10/2011
di: Benedetta Pacelli
Il dottorato verso il restyling
È finita l'era del dottorato solo come primo livello di un'ipotetica carriera accademica. Così come quella dei titoli rilasciati, così specialistici da non essere spendibili al di fuori del dipartimento che li aveva creati. D'ora in poi, infatti, l'obiettivo principale del terzo livello della formazione universitaria, il dottorato di ricerca appunto, sarà quello di assicurare un rapporto stretto tra il mondo della ricerca e quello del lavoro e delle professioni. All'insegna della qualità, giacché le future scuole di dottorato per essere accreditate dovranno passare il vaglio dell'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca. A prevederlo lo schema di decreto ministeriale su criteri generali per la disciplina del dottorato di ricerca che il ministro dell'istruzione e università Mariastella Gelmini ha appena presentato alle associazioni dei dottorandi e dei dottori di ricerca. Gli obiettivi del regolamento, attuativo dell'articolo 19 della legge di riforma universitaria (la n. 240/10) sono principalmente due: da un lato quello di assicurare, appunto, che i corsi di dottorato siano legati a doppio nodo con il mondo del lavoro tanto che potranno essere attivati corsi in collaborazione con le imprese, dall'altro quello di garantire che siano spendibili e riconoscibili, anche solo nella loro denominazione, a livello internazionale e che siano accreditati e quindi certificati. Addio, quindi, al singolo progetto di ricerca che rappresentava lo spunto per dar il via a un isolato corso di dottorato, perché d'ora in poi si potranno attivare corsi in stretto coordinamento con lo svolgimento di attività di ricerca documentate e di alto livello ma soprattutto entro vere scuole a livello di ateneo o interateneo e in convenzione con strutture extrauniversitarie. Per centrare questi obiettivi il nuovo regolamento fissa paletti precisi: per ottenere il via libera il corso dovrà avrà un accreditamento da parte dell'Anvur della durata quinquennale ma, dovrà anche assicurare la presenza nel collegio dei docenti del dottorato di almeno 18 tra professori ordinari e associati del settore o dei settori concorsuali oggetto di corso. Per fare in modo, poi, che i corsi siano collegati con il mondo produttivo il decreto prevede un articolo specifico che apre alla possibilità per le università di istituire corsi in collaborazione con le imprese. A questo tipo di dottorati, si legge nella norma, possono accedere anche lavoratori dipendenti laureati, «sulla base di specifiche convenzioni che stabiliscono tra l'altro le modalità di svolgimento delle attività di ricerca svolte presso l'impresa». L'articolo 11, infine, sancisce in maniera più stringente il finanziamento delle borse di dottorato sulla base della valutazione delle strutture, della produzione scientifica e della qualità didattica offerta, della internazionalizzazione e delle capacità ricettive dell'ateneo. Il numero minimo di borse per ciclo di dottorato invece è innalzato a sei.

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