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La crisi non molla gli ingegneri

del 01/10/2011
di: di Gabriele Ventura
La crisi non molla gli ingegneri
La crisi si abbatte sugli ingegneri, e in particolare sui giovani professionisti e sui residenti al Sud. Il tasso di occupazione dei laureati in ingegneria, continua infatti a calare: dal 78,4% nel 2008 al 75% nel 2010. Addirittura, per gli under 35 il tasso registrato nel 2010 è pari al 63,2%, ben otto punti percentuali in meno rispetto all'anno precedente. Stesso discorso per i professionisti del Mezzogiorno: nel 2010 il tasso occupazionale è stato pari al 65,7% contro il 72,2% fatto registrare nel 2008. A tracciare il quadro del mercato del lavoro dei laureati in ingegneria è la consueta analisi svolta del Centro studi del Consiglio nazionale degli ingegneri sui dati dell'indagine sulle forze di lavoro dell'Istat. Entrando nel dettaglio, secondo il rapporto, pur mantenendo una condizione occupazionale «invidiabile» rispetto agli altri lavoratori, i laureati in ingegneria vedono crescere nel 2010 il numero di disoccupati e di coloro che, per carenza di altre opportunità, si rifugiano nella libera professione: un mercato professionale definito dal Centro studi del Cni «povero» e «di mera sopravvivenza». Tra le note positive, da segnalare la continua crescita della popolazione italiana in possesso di un titolo accademico in ingegneria (di ciclo breve o lungo) e, soprattutto, il fatto che diventa sempre più consistente la componente femminile: degli oltre 572 mila laureati in ingegneria presenti in Italia nel 2010, il 14,4% è infatti composto da donne. Sostanzialmente inalterata, invece, la distribuzione dei laureati in ingegneria occupati per settore di attività: il 64% di essi svolge la propria attività lavorativa in un'impresa del settore dei servizi, mentre il 36% opera nel settore industriale. E veniamo agli effetti, evidenti, della crisi. Il tasso di occupazione dei laureati in ingegneria, pur sfiorando il 75% (contro una media nazionale del 57%), come detto continua a calare (nel 2008 era al 78,4%). Sempre secondo il rapporto del Centro studi del Cni, diminuisce anche la quota di laureati in ingegneria occupati alle dipendenze di un'impresa privata o di un ente pubblico (72,2% contro il 73,2% del 2009) e aumenta la componente che svolge un'attività autonoma (27,8% contro il 26,8% dell'anno precedente). In misura anomala, la quota di occupati con lavoro autonomo cresce non tanto nelle regioni meridionali quanto nelle regioni settentrionali (25,9% contro il 23,3% registrato nel 2009). Molto probabilmente, secondo il rapporto, tale crescita è conseguente all'espulsione di un numero significativo di laureati in ingegneria dal sistema delle imprese dell'area che, in mancanza di alternative, si rifugia nell'attività autonoma. In questi casi, la libera professione costituisce un surrogato «povero» del lavoro dipendente perduto e non ancora ritrovato. Infine, per quanto riguarda «l'età» della professione, continua a calare la fetta della popolazione ingegneristica con meno di 35 anni (35,9%, laddove nel 2007 superava il 42%), mentre all'opposto aumenta la quota degli ultracinquantacinquenni (pari al 21,4% mentre nel 2007 era il 19%).

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