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Assegni familiari ripetibili

del 01/10/2011
di: di Daniele Cirioli
Assegni familiari ripetibili
I lavoratori autonomi a riposo devono restituire le quote aggiuntive alla pensione per trattamenti di famiglia, incassate senza diritto o liquidate per errore dell'Inps. Poiché non sono pensionistiche ma a sostegno della famiglia, infatti, a tali quote non si applica la norma che sancisce l'irripetibilità degli indebiti pensionistici. Lo precisa l'Inps nella circolare n. 124/2011.

Trattamenti di famiglia. La problematica riguarda le cosiddette quote aggiuntive di pensione, cioè i trattamenti di famiglia che spettano ai lavoratori autonomi in pensione (artigiani, commercianti per esempio). E concerne, nello specifico, il loro recupero da parte dell'Inps nell'eventualità di una erogazione indebita. La disciplina in materia ha avuto diverse evoluzioni nel tempo. Lo spartiacque è al 31 dicembre 2000; fino a tale data, sia gli indebiti pensionistici che le indebite quote aggiuntive a titolo di trattamento di famiglia hanno fruito di una particolare sanatoria. Sono state, cioè, ritenute non rimborsabili dai pensionati titolari di un reddito non superiore a 8.263,31 euro dalla legge n. 448/2001 (Finanziaria del 2002).

Dal 1° gennaio 2001. Chiusa la sanatoria, a partire dal 2001 s'è tornati alle regole ordinarie sulla ripetibilità degli indebiti. Tali regole prevedono che, quando sono riscossi importi di pensione risultanti non dovuti, non si deve procedere al loro recupero salvo che l'indebita percezione non sia dovuta al dolo dell'interessato. Questa disciplina si applica praticamente a ogni pensione: a quelle dei dipendenti, degli autonomi, degli artigiani e dei commercianti, degli agricoli e anche alla pensione sociale. E si applica solo agli importi relativi a pensione; infatti, nell'illustrarne l'operatività, l'Inps ha escluso l'applicabilità ai trattamenti di famiglia percepiti sulle pensioni dei lavoratori dipendenti, proprio perché sono prestazioni autonome (non pensionistiche) disciplinate dal T.u. sugli assegni familiari. Ai trattamenti di famiglia, ha spiegato sempre l'Inps, si applica invece la regola ordinaria del codice civile (articolo 2033), che consente sempre il recupero delle somme indebite.

Le novità. Con riferimento a trattamenti di famiglia percepiti dai pensionati lavoratori autonomi, invece, l'Inps ha seguito un diverso orientamento: in quanto quote aggiuntive di pensione, ha ritenuto che a esse fossero applicabili le regole ordinarie previste per tutti gli importi pensionistici. Pertanto, se erogate per errore senza dolo dell'interessato (pensionato), non si poteva procedere al loro recupero. Adesso invece, spiega la circolare in esame, il coordinamento generale legale dell'Inps ha fornito un diverso orientamento, nel senso di non ritenere più le quote aggiuntive come importi pensionistici. Con la conseguenza di rendere applicabile alle stesse la disciplina del codice civile (insomma, la medesima disciplina prevista per i pensionati ex lavoratori dipendenti). Il nuovo criterio, spiega infine l'Inps, trova applicazione anche per tutti i crediti in essere alla data del 29 settembre (pubblicazione della circolare), mentre non comporterà il riesame delle pratiche definite con la procedura di abbandono del credito.

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