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Il nuovo ruolo guarda alle commissioni tributarie

del 01/10/2011
di: Valerio Stroppa
Il nuovo ruolo guarda alle commissioni tributarie
Accertamento esecutivo al via. Dopo proteste, proroghe e modifiche legislative, parte oggi la concentrazione della riscossione prevista dall'articolo 29 del dl n. 78/2010. D'ora in avanti gli avvisi di accertamento emessi dall'Agenzia delle entrate per imposte dirette e Iva costituiranno già titolo esecutivo, in caso di mancato pagamento, senza più passare dal ruolo e dalla cartella. Rispetto alla versione originaria dell'intervento di 15 mesi fa, che aveva messo in allarme i contribuenti (preoccupati di non poter ottenere in tempo la sospensione giudiziale prima di vedere i propri patrimoni aggrediti dal fisco), le disposizioni sulla riscossione sono state decisamente ammorbidite. Tuttavia, anche dopo che è stata sancita la sospensione automatica della riscossione per 180 giorni dall'affidamento della pratica a Equitalia da parte delle Entrate, le criticità non sembrano del tutto venute meno. A cominciare da quelle attinenti all'operatività delle Ctp. «Laddove la riscossione «concentrata» entri in pianta stabile nell'ordinamento tributario e non costituisca una misura straordinaria, le ricadute sul funzionamento delle commissioni sarebbero rilevanti», spiega Daniela Gobbi, presidente del Cpgt. «Come Consiglio abbiamo adottato una delibera che impone alle Ctp di tenere almeno un'udienza a settimana dedicata alla trattazione delle istanze cautelari, ma è chiaro che non basterà. Già oggi le commissioni faticano a fronteggiare i flussi ordinari dei ricorsi. L'elevato numero di istanze sospensive renderà necessario ampliare gli organici, con corrispondente modifica del dm 11 aprile 2008 e, conseguentemente, prevedendo un incremento del numero dei giudici tributari». Sulla stessa lunghezza d'onda Ennio Attilio Sepe, presidente dell'Associazione magistrati tributari, secondo cui “i collegi faranno il possibile per rispondere all'ondata di richieste di sospensive che accompagneranno praticamente ogni ricorso. Tuttavia il ministero dell'economia non può restare sordo di fronte alle esigenze di introdurre un compenso variabile anche sulle pronunce cautelari. Ai giudici si chiede di lavorare il doppio e gratuitamente, mentre il gettito del contributo unificato viene indirizzato ad altre finalità. Andando a decidere le istanze cautelari chi proviene da fuori sede ci rimette anche le spese di trasporto. Ci sembra francamente troppo».

Pure tra i professionisti non mancano i dubbi. «Dal 1° ottobre per un contribuente che vuole contestare un accertamento illegittimo le cose peggioreranno. Non c'è nessuna garanzia che le commissioni, già oberate di carichi di lavoro, siano in grado di provvedere alla richiesta di sospensione nei termini richiesti dalla legge», rileva Fulvia Astolfi, partner responsabile del team tax di Hogan Lovells in Italia. «Quanto sia complicata la situazione lo dimostra il fatto che la Ctp di Roma, ad esempio, per fissare l'udienza di discussione impiega svariati anni dalla data di presentazione del ricorso. Senza contare che ora il contribuente deve anche corrispondere il contributo unificato, che gli verrà restituito, in caso di sua vittoria, solo dopo il passaggio in giudicato della sentenza, e cioè solo a seguito della pronuncia della Cassazione nella maggior parte dei casi».

Lo stop automatico di sei mesi dell'esecuzione forzata introdotto ex lege dal dl sviluppo, quindi, non sembra tranquillizzare troppo gli operatori. «Apparentemente i giorni appaiono elevati», osserva Giulio Tedeschi, partner dello Studio Bernoni, «ma non è stato risolto il rischio dell'ingolfamento delle commissioni tributarie, che peraltro operano sul territorio con tempistiche non omogenee. Il contribuente si ritroverà in una situazione di assoluta dipendenza da un sistema giudiziario che molto spesso non è efficiente».

Sempre che la riscossione non venga azionata prima. «Di certo le modifiche introdotte strada facendo sono andate in controtendenza rispetto alla ratio iniziale della riforma. Dilatare i tempi sembra aver favorito il contribuente», sottolinea Nicola Cavalluzzo, partner dello studio Cavalluzzo-Rizzi-Caldart. «Certo però questo vantaggio potrebbe essere del tutto cancellato laddove l'esattore utilizzi quella previsione normativa secondo la quale, in presenza di fondato pericolo per la riscossione, la sospensione non opera. In base a quali regole questa condizione sarà verificata? Sarebbe opportuno che siano definiti criteri uniformi per limitare la discrezionalità valutativa degli agenti della riscossione».

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