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Attenti alle sentenze di Strasburgo

del 01/10/2011
di: di Debora Alberici
Attenti alle sentenze di Strasburgo
Le sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo sono sempre più vincolanti. Anche in corso di causa il giudice italiano deve tenerne conto ai fini della decisione, con effetti immediati e assimilabili al giudicato. Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 19985 del 30 settembre 2011, ha respinto il ricorso presentato da un uomo che aveva chiesto i danni per essere stato diffamato su un noto quotidiano.

Per giungere a questa conclusione la terza sezione civile ha innanzitutto precisato l'immediata rilevanza nel nostro ordinamento delle norme della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Parallelamente anche la giurisprudenza dev'essere applicata con effetto immediato. D'altronde, le decisioni della Corte di Strasburgo, pur avendo natura dichiarativa, una volta divenute definitive (ex art. 44 della Convenzione), «consentono di attribuire alla vittima della accertata violazione del diritto protetto dalla Convenzione una somma a titolo di risarcimento dei danni morali e materiali o di riconoscere alla stessa una somma come equa soddisfazione, come è accaduto nel caso in esame». Non solo. In quanto definitive queste sentenze sono «precettive» alla pari delle norme materiali della Convenzione, la cui applicazione non può discostarsi dall'interpretazione che della norma stessa ha dato il giudice europeo. Da ciò deriva che il giudice italiano, che «ha la materiale disponibilità di incidere sulla fattispecie concreta, non può ignorare o svuotare di contenuto la decisione definitiva della Corte europea, anche se si tratta di condanna dello Stato a titolo di equa soddisfazione, per la quale non vi è bisogno di alcun exequatur e di fronte alla quale lo Stato non ha altra scelta se non quella di pagare, come di fatto accade».

In sostanza la decisione definitiva ha, nell'ambito interno, e in relazione al procedimento, valore assimilabile al giudicato formale, ovvero vale solo per il procedimento in corso ed, in quanto tale, ha «ovvia ricaduta sulla situazione che in simile ipotesi il giudice è chiamato ad affrontare, in quanto presupposto logico-giuridico delle relative problematiche che quel giudice è chiamato a risolvere».

Anche la Procura generale della Suprema corte, nell'udienza tenutasi lo scorso 24 giugno, è intervenuta su questa delicata questione chiedendo al Collegio di legittimità di ritenere vincolanti, come poi è avvenuto, le sentenze delle Corte di Strasburgo per i giudizi ancora in corso.

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