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Un codice delle leggi antimafia

del 30/09/2011
di: di Andrea Mascolini
Un codice delle leggi antimafia
Istituzione della banca dati unica della documentazione antimafia, pubblicità per il procedimento in cui si applicano misure di prevenzione, ampliamento delle fattispecie da cui il prefetto desume il tentativo di infiltrazione mafiosa, obbligo di recesso dal contratto in caso di verifica antimafia interdittiva, raddoppio della validità dell'informazione antimafia che passa da 6 a 12 mesi. Sono questi alcuni dei principali contenuti del corposo Codice delle leggi antimafia, delle misure di prevenzione e delle nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia (il decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, pubblicato sul supplemento ordinario n.214 alla Gazzetta Ufficiale n. 226 del 28 settembre 2011) che entrerà in vigore il 13 ottobre. Il decreto legislativo attua le deleghe previste dagli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136 (il c.d. Piano straordinario contro le mafie che ha dato vita anche alla normativa sulla tracciabilità dei flussi finanziari) e sarà seguito, anche su sollecitazione delle commissioni parlamentari che hanno esaminato il testo a luglio, da una nuova iniziativa governativa legislativa che coprirà l'intero spettro della disciplina sostanziale e processuale in materia di criminalità organizzata (intercettazioni «giudiziarie», collaboratori e testimoni di giustizia, regime carcerario previsto dall'art. 41-bis, colloqui investigativi speciali, attività di cooperazione giudiziaria). Venendo al Codice, per quel che riguarda le misure di prevenzione, si prevedono alcune importanti novità. In primo luogo la facoltà di richiedere che il procedimento per l'applicazione delle misure di prevenzione sia celebrato in udienza pubblica. Viene poi stabilito un limite di durata anche per il procedimento di secondo grado, prevedendo la perdita di efficacia del sequestro ove non venga disposta la confisca nel termine di un anno e sei mesi dalla immissione in possesso da parte dell'amministratore giudiziario (in caso di impugnazione della decisione, entro un anno e sei mesi dal deposito del ricorso), con possibilità di proroga dei termini per non più di due volte in caso di indagini particolarmente complesse. Viene introdotta la revocazione della decisione definitiva sulla confisca di prevenzione, volta a consentire agli enti assegnatari dei beni confiscati di gestirli senza timore di doverli restituire. A seguito del definitivo decreto di confisca, la revoca sarà possibile solo in casi eccezionali (difetto originario dei presupposti, falsità delle prove); in tal caso, salvo che per i beni di particolare pregio storico-artistico, verrà restituita solo una somma di denaro equivalente al valore del bene. Viene poi dettata la disciplina dei rapporti tra la confisca di prevenzione e il sequestro penale e quella dei rapporti dei terzi con la procedura di prevenzione, a garanzia della buona fede dei terzi. In materia di certificazione antimafia, il codice semplifica ed omogeneizza una normativa resa particolarmente complessa dalla stratificazione delle norme nel tempo. In particolare, per quel che riguarda la documentazione antimafia, essa non è richiesta per contratti di importo inferiore a 150 mila euro, così come prevede il dpr 252 del 1998; la comunicazione antimafia sarà utilizzabile per sei mesi dalla data del rilascio, anche per altri procedimenti; l'informazione antimafia sarà utilizzabile per un periodo di dodici mesi dalla data del rilascio, qualora non siano intervenuti mutamenti nell'assetto societario e gestionale dell'impresa oggetto dell'informazione. Infine il codice istituisce la banca dati nazionale unica della documentazione antimafia, presso il ministero dell'interno, consultabile dalle stazioni appaltanti, dalle camere di commercio e dagli ordini professionali, che semplificherà l'attuale sistema delle procedure di rilascio della documentazione, con l'effetto di un monitoraggio costante delle imprese. Il codice disciplina anche i poteri di accesso e di accertamento che fanno capo ai prefetti, stabilendo che possano essere esercitati nei cantieri delle imprese interessate all'esecuzione di lavori pubblici. Per tali accessi il prefetto si dovrà avvalere dei gruppi interforze che effettueranno le indagini nei confronti di tutti i soggetti che intervengono a qualunque titolo nel ciclo di realizzazione dell'opera, anche con noli e forniture di beni e prestazioni di servizi, ivi compresi quelli di natura intellettuale, qualunque sia l'importo dei relativi contratti o dei subcontratti.

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