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Esecuzioni al lordo

del 29/09/2011
di: di Debora Alberici
Esecuzioni al lordo
Nel caso di mancato versamento delle ritenute fiscali e previdenziali da parte dell'impresa il dipendente può agire in esecuzione sul lordo della somma.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza numero 19790 del 28 settembre 2011, ha accolto il ricorso di una lavoratrice che aveva promosso l'esecuzione nei confronti dell'ex datore di lavoro per il mancato versamento delle ritenute previdenziali e fiscali.

Lui si era opposto e aveva ottenuto che gli importi su cui eseguire la misura fossero netti. Infatti il Tribunale di Teramo aveva accolto in parte le sue richieste.

Contro questa pronuncia la donna ha presentato ricorso in Cassazione e, questa volta ha vinto. Non solo. Il Collegio di legittimità ha chiuso definitivamente la «partita» perché ha deciso nel merito non ritenendo necessari ulteriori accertamenti. «Allorché il datore di lavoro sia inadempiente agli obblighi di versamento delle ritenute previdenziali e fiscali», si legge in sentenza, «quanto alle previdenziali egli non ha più titolo di rivalersi nei confronti del lavoratore, mentre, quanto alle fiscali, soccorrerà il consueto meccanismo della tassazione dei redditi arretrati, sui quali incomberà al lavoratore, dopo averli materialmente percepiti e dichiarati, corrispondere, su liquidazione del competente ufficio, le relative imposte: pertanto, legittimamente l'esecuzione ha luogo per l'importo dovuto, al lordo cioè di dette ritenute, tanto previdenziali che fiscali».

Infatti, ricorda la terza sezione civile, quanto alle ritenute fiscali e previdenziali il meccanismo inerisce ad un momento successivo a quello dell'accertamento e della liquidazione delle «spettanze retributive» e si pone in relazione al distinto rapporto d'imposta, sul quale il giudice chiamato all'accertamento ed alla liquidazione predetti non ha il potere d'interferire. Del resto, «il lavoratore le vedrà assoggettate a tassazione, secondo il criterio cosiddetto di cassa e non di competenza, soltanto una volta che le avrà percepite, facultato oltretutto a scegliere modalità di applicazione di aliquote più favorevoli in rapporto al carattere eccezionale della fonte di reddito nel caso concreto».

Anche la Procura generale della Suprema corte, nell'udienza tenutasi al Palazzaccio lo scorso 8 luglio, ha chiesto alla terza sezione civile di accogliere il ricorso della lavoratrice e di bocciare la decisione del Tribunale di Teramo.

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