Il bonus del 55%. La bozza di decreto ipotizza una proroga triennale delle attuali detrazioni fiscali destinate a sostenere gli investimenti in efficienza energetica. L'obiettivo è sostenere l'industria manifatturiera e l'innovazione tecnologica. La proroga, però, secondo i tecnici del ministero dello Sviluppo economico dovrà essere accompagnata da alcune rimodulazioni dell'agevolazione. Che dovrà essere, comunque sottoposta ad aggiustamenti. In particolare si prevede:
- l'introduzione di tetti di spesa specifici, finora non previsti (fissati in euro per metro quadro sul pannello solare, in euro per kw prodotto dalla caldaia, ecc);
- l'abbassamento della spesa massima ammissibile a detrazione fiscale per alcune tipologie di interventi, ancora da definire;
- la reintroduzione delle detrazioni fiscali, anche se con livelli di agevolazione ridotti rispetto al passato, per gli elettrodomestici ad alta efficienza e per le pompe di calore;
- la riduzione immediata al 41% della percentuale di detrazione per interventi su finestre e piccole caldaie.
Interessi passivi. Sempre in tema di agevolazioni tributarie, la bozza di decreto legge dispone la deducibilità degli interessi passivi, fino a un massimo del 30% del reddito operativo, per le società impegnate nella costruzione e gestione di impianti per la fornitura di acqua, energia, teleriscaldamento, smaltimento e depurazione. Il vincolo è che il capitale di queste società sia stato sottoscritto in prevalenza da enti pubblici, operativi nel settore dei servici pubblici.
Nascita del contratto di disponibilità. Nella parte infrastrutture del decreto legge viene previsto un nuovo istituto. La bozza dispone che, per le forme di partenariato pubblico-privato nella costruzione di infrastrutture strategiche, si possa siglare un contratto, che prevede l'affidamento al contraente generale della costruzione a proprio rischio e a proprie spese di un'opera privata destinata all'esercizio di pubblico servizio. L'opera dovrà essere messa a disposizione del committente pubblico, che verserà un canone definito «di disponibilità» per attenuare gli oneri finanziari, più un eventuale contributo in corso d'opera. Più un prezzo finale in caso di passaggio di proprietà al committente. Sempre che all'infrastruttura sia attribuibile un valore finale reale. Lo strumento è utilizzabile anche per opere ordinarie
Ribasso sul costo del lavoro. La bozza di decreto prevede, come detto, la soppressione della norma che non consente di assoggettare il costo del lavoro alla logica dei ribassi negli appalti. I tecnici ministeriali motivano questa scelta con una «problematica e non univoca applicazione» della norma (che ricordiamo essere il comma 3-bis dell'articolo 81 del dlgs 163/2006). Situazione, per altro, denunciata di recente dall'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici. Così, il decreto legge, considerando comunque «ampiamente garantita» la tutela dei lavoratori dalle norme vigenti già presenti nel codice dei contratti pubblici e nel regolamento in materia di regolarità contributiva e retributiva, dispone l'abrogazione dal codice dei contratti del divieto di ribasso sul costo del lavoro. Viene, inoltre, prevista una norma transitoria; questa limita ai contratti non ancora stipulati l'applicazione delle disposizioni introdotte dal «vecchio» decreto legge sviluppo (n. 70/2011) sul contenimento dell'importo delle varianti progettuali entro il 50% del ribasso.
Trasporti marittimi e porti. Infine, a riguardo, sono allo studio del governo la riduzione delle accise sui prodotti energetici, la fiscalizzazione degli oneri sociali e la proroga fino al 2013 della fase sperimentale relativa alle tasse di ancoraggio e ai diritti marittimi.
