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Condono Iva, class action al via

del 27/09/2011
di: di Cristina Bartelli
Condono Iva, class action al via
Sul condono Iva 2002 le imprese affilano le armi e preparano una class action. O meglio un ricorso collettivo. La cordata è formata da nove imprese che hanno usufruito del condono 2002 e che con l'ultima manovra del governo hanno visto cambiate le carte dei tempi degli accertamenti.

L'obiettivo è di recuperare quanto versato aderendo alla sanatoria del 2002.

«Il primo passaggio, per le imprese che hanno intrapreso l'azione, sarà rappresentato dalla presentazione di un'istanza», conferma Stefano Loconte, professionista incaricato di seguire l'azione, «e in base alla risposta che fornirà l'Amministrazione finanziaria e al conseguente comportamento si attiverà un contenzioso innanzi alla Commissione tributaria provinciale oppure innanzi al Tribunale ordinario». Il ricorso conterrà due domande: a) in via principale la richiesta di ripetizione di quanto versato per aderire alle sanatorie maggiorato di interessi e rivalutazione monetaria; b) in via subordinata la richiesta di un risarcimento danni in misura pari a quanto versato per aderire al condono maggiorato di interessi e rivalutazione monetaria. In base alla risposta che fornirà all'Amministrazione finanziaria si attiverà un contenzioso innanzi alla Commissione tributaria provinciale oppure innanzi al Tribunale ordinario.

Le due domande sono identiche sotto un profilo economico ma ben diverse sotto un profilo giuridico in quanto con la seconda, subordinata alla prima, si introduce un meccanismo da utilizzare nel caso in cui l'Amministrazione finanziaria dovesse eccepire l'intervenuta decadenza dall'azione di ripetizione per scadenza dei termini per inoltrare l'istanza di rimborso.

In realtà la tesi dei contribuenti è che il presupposto per poter chiedere il rimborso è sorto solo con la sentenza del 2008 della Corte di giustizia e, comunque, fino all'ultima manovra finanziaria e ai fatti da essa derivanti di cui alle ultime settimane Le aziende partono da questo presupposto: se il condono non è valido (sentenza Corte di giustizia) e lo Stato ha anche allungato i termini di un anno per procedere all'accertamento della posizione del 2002 e degli anni successivi allora deve restituire quello che il contribuente/società ha versato visto che a fronte di questa prestazione non esiste alcuna controprestazione.

All'azione sono potenzialmente interessati ben 939.041 contribuenti che potrebbero recuperare 2.974 milioni di euro (dati: Corte dei conti).

«Tecnicamente non si tratta di una class action (così come definita dalla nuova normativa) non essendocene i presupposti ma di un ricorso collettivo e cumulativo che questi contribuenti attiveranno secondo la procedura innanzi descritta», prosegue Loconte, «in questo momento hanno aderito all'iniziativa già nove società per un controvalore di circa 2 milioni di euro».

Diverse associazioni di consumatori e di tutela dei diritti dei contribuenti stanno valutando di proporre l'azione a tutti i loro iscritti.

Sul valore della partita e sui numeri dei recuperi, il direttore dell'Agenzia delle entrate, Attilio Befera, ha confermato che di 4,5 mld che, secondo i dati della Corte dei conti, risultano ancora da recuperare, la metà circa risulta inesigibile. L'Agenzia dunque potrebbe ancora raccimolare qualcosa più di un miliardo mettendo subito all'azione Equitalia con lo strumento dell'accesso bancario, mentre un miliardo è riferito a soggetti in procedura concorsuale e un altro miliardo e mezzo a soggetti che hanno debiti fiscali o contributivi per cui sarebbero somme inesigibili.

Con la legge 148/2011 (Manovra bis) è stato previsto che l'Agenzia delle entrate ed Equitalia provvederanno a porre in essere specifiche attività finalizzate al recupero coattivo delle somme dichiarate e non versate da parte dei contribuenti che si sono avvalsi dei condoni e delle sanatorie previste dalla legge 289/2002, maggiorate degli interessi. Sul punto il direttore delle Entrate ha ribadito che si tratterà della strada degli accessi bancari.

Nel caso in cui il contribuente continui a non adempiere al pagamento del dovuto, subirà una sanzione aggiuntiva del 50% delle somme dovute e la sua posizione fiscale sarà soggetta a verifica da parte dell'Agenzia delle entrate o della Guardia di finanza entro il 31 dicembre 2012 relativamente a tutti i periodi di imposta successivi a quelli condonati per i quali è in corso il termine per l'accertamento.

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