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Giudizio di ottemperanza salato

del 27/09/2011
di: di Stefano Lecchi
Giudizio di ottemperanza salato
Costerà di più ottenere il rimborso del dovuto da parte dell'Amministrazione finanziaria.

Infatti il ricorso del contribuente all'istituto del giudizio di ottemperanza (ex art.70 dlgs 546/92) per ottenere l'esecuzione delle sentenze favorevoli e definitive delle Ct, a partire dallo scorso 7 luglio (data di entrata in vigore del decreto 98/2011) è diventato più oneroso per effetto della prevista applicazione, anche a tale istituto, del nuovo contributo unificato.

La circolare n.1/DF del 21/9/2011 emanata dal Mef con le istruzioni per la corretta applicazione del contributo non lascia spazio a dubbi interpretativi in proposito. Il paragrafo 2.1 (rubricato Atti e provvedimenti soggetti al Cu) recante l'elenco degli atti e dei provvedimenti interessati dall'applicazione del nuovo contributo (in luogo della previgente imposta di bollo) contempla infatti (secondo comma, lettera f)) anche il «ricorso in ottemperanza» delle sentenze previsto dall'articolo 70 dlgs 546/92 quale istituto che deve obbligatoriamente soggiacere al nuovo e aggiuntivo balzello. La certezza che la misura del contributo è determinata, anche per tale tipo di ricorso di natura prettamente esecutiva, in ragione del «valore della controversia», vale a dire applicando l'apposita tariffa per scaglioni stabilita dal nuovo comma 6-quater dell'articolo 13 del Tusg (Dpr 115/2002) (cfr. tabella) suscita almeno un paio di immediate riflessioni di ordine pratico.

La prima concerne l'entità dell'ulteriore onere posto a carico del contribuente che in ragione di una sentenza definitiva e a lui favorevole, ad esempio recante l'ordine di esecuzione di un rimborso tributario, per ottenerne l'effettiva e celere esecuzione da parte dell'Ufficio dell'Amministrazione si vedrà costretto a sopportare maggiori oneri. A mero titolo esemplificativo, basti pensare che in media e a prescindere dal valore della controversia, il costo sopportato per la produzione di un ricorso per ottemperanza sino allo scorso 6 luglio 2011 poteva essere stimato in misura pari a 29,24 euro (vale a dire due marche da bollo pari a 14,62 euro, di cui una da apporre sul ricorso e una sulla ulteriore procura ai difensori), mentre, a partire dallo scorso 7 luglio la misura di 30,00 euro del contributo unificato, solo di qualche centesimo superiore ai precedenti 29,24 euro in marche da bollo, è prevista per le sole pratiche di valore non superiore a 2.582,28 euro e cresce, più o meno raddoppiando, in misura proporzionale sino ad arrivare a 1.500 euro per pratiche di importo superiore a 200 mila euro.

La seconda, riguarda la irripetibilità di tale onere, e ciò in ragione della specifica natura del ricorso per l'ottemperanza rispetto al ricorso ordinario. Se infatti nel sentenziare in ordine al ricorso ordinario è previsto che le Ct debbano decidere anche in ordine al rimborso delle «spese di lite» a carico della parte soccombente, garantendo dunque al contribuente la ragionevole speranza di recuperare almeno in parte le spese di difesa e l'intero contributo unificato sostenuto per produrre il ricorso, tale aspettativa è del tutto assente nel ricorso per l'ottemperanza ove al giudice è demandato il solo compito di garantire, anche con strumenti coattivi, l'esecuzione della sentenza già passata in giudicato. In conclusione, al momento, dunque, non è difficile prevedere che il nuovo contributo unificato applicato anche al giudizio di ottemperanza rappresenterà un onere «non ripetibile» per il contribuente e dunque produrrà certamente l'effetto, almeno per le pratiche di un certo importo, se non di dissuadere quanto meno di rallentare la scelta di avvalersene; di contro, garantirà all'Amministrazione finanziaria un valido alleato per diminuire e diluire la crescente pressione esercitata dai giudici a favore dell'esecuzione tempestiva delle sentenze.

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