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Accessi lunghi in azienda, giurisprudenza consolidata

del 24/09/2011
di: La Redazione
Accessi lunghi in azienda, giurisprudenza consolidata
Le irregolarità delle ispezioni fiscali, fra cui la ingiustificata protrazione delle operazioni di verifica, non fanno scattare tout court la nullità dell'accertamento. A dirlo è una giurisprudenza di legittimità ormai consolidata e lo stesso statuto del contribuente.

In particolare con la sentenza n. 19338 del 22 settembre 2011, (si veda ItaliaOggi del 23 settembre) la Corte di cassazione ha ritenuto la validità di una avviso di accertamento basato su una verifica fiscale che si era protratta oltre i termini consentiti.

Anche questa volta le affermazioni del Collegio di legittimità suonano perentorie: lo statuto del contribuente non collega alle irregolarità delle ispezioni sanzioni particolari. «In tali ipotesi, tra cui deve ricomprendersi anche la ingiustificata protrazione delle operazioni di verifica, il contribuente, oltre a formulare a verbale osservazioni e rilievi, può, infatti, rivolgersi al Garante che in seguito alla segnalazione esercita i poteri istruttori richiesti dal caso, richiamando gli uffici al rispetto di quanto previsto dagli articoli 5 e 12 della presente legge, ed ove rilevi comportamenti che determinano un pregiudizio per i contribuenti o conseguenza negative nei loro rapporti con l'amministrazione, trasmette le relative segnalazioni ai titolari degli organi dirigenziali «al fine di un eventuale avvio del procedimento disciplinare».

A fare da apripista a questo orientamento è stata la sentenza numero 8344 del 2001 nella quale la stessa Cassazione ha sancito espressamente che «la violazione delle regole dell'accertamento tributario non comporta come conseguenza necessaria la inutilizzabilità degli elementi acquisiti». Infatti, dice a chiare lettere Piazza Cavour, «si pensi al caso in cui, nel corso di una verifica fiscale, vengano acquisiti elementi determinanti ai fini dell'accertamento, soltanto il 31° (o 61°) giorno lavorativo dall'inizio della verifica stessa, in violazione del precetto di cui all'art. 12, comma 5, legge 27 luglio 2000, n. 212. Non esiste, cioè, nell'ordinamento tributario un principio generale di inutilizzabilità delle prove illegittimamente acquisite.

Non solo. Nel 2009 (sentenza n. 26321) sempre la Cassazione aveva esteso la validità delle verifiche fiscali sancendo che i dati raccolti dall'amministrazione finanziaria possono essere utilizzati ai fini dell'accertamento anche quando l'attività è andata oltre «l'ambito oggettivo delineato dall'incarico di accesso».

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