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Elusione allargata

del 24/09/2011
di: Pagina a cura di Debora Alberici
Elusione allargata
Ricevere fatture da società che hanno vita brevissima può configurare una frode carosello e un'elusione fiscale. La durata limitata dei fornitori fa presumere un'illegittima detrazione dei costi.

È quanto affermato dalla Cassazione che, con la sentenza 19530 di ieri ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle entrate.

La sezione tributaria ha ribaltato il verdetto della Ctr di Bologna ad avviso della quale non poteva parlarsi di frode dal momento che i pagamenti fra le aziende erano realmente esistenti e i fornitori, pur avendo una vita brevissima, erano società a tutti gli effetti.

Sul punto i giudici tributaria avevano motivato che le operazioni erano state realmente poste in essere e che la frode non si era verificata, «anche perché le imposte erano state versate». Secondo i giudici di Piazza Cavour la tesi fa acqua da tutte le parti: «Invero anche se le operazioni poste in essere non dovevano considerarsi affette da nullità per illiceità della causa, dal momento che erano strutturate al fine di frode fiscale, tuttavia tale intento non poteva non incidere sulla prevista sanzione specifica in ordine al fatto che per il fisco esse dovevano essere considerate inesistenti, e ciò a prescindere dagli effetti sul piano prettamente privatistica». Infatti, spiega poco più avanti il Collegio, «la frode al fisco (nella specie realizzata, al fine di ottenere detrazioni d'imposta e l'indicazione di maggiori costi, attraverso una simulazione soggettiva e in parte oggettiva), rileva solo nei confronti dell'Amministrazione finanziaria, ma non determina, tra le parti, nullità per illiceità dell'atto, quando non sia esclusa la loro volontà di concludere il negozio».

Sul fronte dell'elusione fiscale la Corte di cassazione ha rafforzato un recentissimo orientamento, inaugurato solo qualche giorno fa (sentenza 18907, si veda ItaliaOggi del 20 settembre) secondo cui la fattura falsa può configurare un abuso di diritto.

Insomma, nell'ambito di questo ragionamento, il Collegio di legittimità ha affermato che «in materia tributaria, alla stregua dell'elaborazione giurisprudenziale comunitaria e nazionale, sussiste l'abuso del diritto quando le operazioni poste in essere, nonostante siano formalmente lecite e rispettose della legislazione nazionale e comunitaria, procurino alla parte un vantaggio fiscale contrario all'obiettivo perseguito dalle disposizioni di legge formalmente rispettate; in tal caso il giudice nazionale può prendere in considerazione il carattere totalmente o parzialmente elusivo delle operazioni per escludere l'opponibilità dei negozi giuridici all'amministrazione finanziaria».

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