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Arrivano le tutele per i praticanti

del 22/09/2011
di: di Gaetano Stella presidente di Confprofessioni
Arrivano le tutele per i praticanti
La nuova disciplina sull'apprendistato costituisce il punto di arrivo di un percorso di assoluto rilievo strategico per una tipologia contrattuale che mira a rilanciare l'occupazione giovanile e garantire, al tempo stesso, una rete di tutele per tutti i giovani che si affacciano per la prima volta sul mondo del lavoro, in particolare per quelli che domani andranno a formare quell'area vasta delle professioni, dove si incrociano competenze e ambizioni. Confprofessioni, forte del suo ruolo di parte sociale, aveva più volte richiesto alle istituzioni di tenere in evidenza le necessità del mondo delle libere professioni che, dati alla mano, è un settore nel quale i neo laureati, seppur tra mille difficoltà, riescono ancora a trovare uno sbocco nei percorsi di tirocinio e praticantato propedeutici all'esercizio della professione. Ora le istanze di Confprofessioni sono state accolte nel Testo unico sull'apprendistato e impegnano la Confederazione (al pari delle altre parti sociali), attraverso gli accordi interconfederali e alla contrattazione collettiva, a semplificare i processi normativi e adattarli alle esigenze del comparto professionale.

I profili lasciati alla contrattazione riguardano quegli aspetti dell'apprendistato già tipici della previgente disciplina, cui si aggiungono però importanti novità. È stata introdotta, per esempio, la possibilità, in conformità alle previsioni dei contratti collettivi, di prolungare il periodo di apprendistato in caso di malattie o infortuni che implicano la sospensione del rapporto superiori ai trenta giorni. Viene poi indicato in maniera più precisa il termine dal quale decorre il periodo di preavviso per l'eventuale esercizio della facoltà di recesso riconosciuta alle parti.

Fin qui le novità più rilevanti sul piano della disciplina generale, ma la portata innovativa del testo unico, per quanto riguarda il settore, è di carattere sostanziale. Siamo infatti per la prima volta di fronte a un atto normativo che prevede espressamente la facoltà di svolgere il praticantato attraverso un regolare contratto di lavoro con la conseguente applicazione di tutti principi e le norme tipiche dei rapporti di lavoro dipendente.

Rispetto ad altri percorsi che puntano a spostare il praticantato nelle aule delle università, l'inquadramento contrattuale del praticante, attraverso l'apprendistato di alta formazione e ricerca, presenta diversi risvolti positivi (si pensi agli sgravi contributivi e fiscali) e assolverebbe a una duplice funzione, economica e sociale: garantire una base salariale decorosa e soddisfare la domanda di welfare invocata dai futuri professionisti. E proprio sul fronte delle tutele dei giovani, Confprofessioni con grande lungimiranza è stata la prima organizzazione a muoversi, quando ancora le condizioni dei giovani professionisti non facevano cronaca. L'allargamento delle tutele ai praticanti e tirocinanti è stato riconosciuto già con il Ccnl degli studi siglato nel 2006, favorendo la possibilità di iscrivere, seppure in maniera volontaria, praticanti e tirocinanti alla Cassa di assistenza sanitaria per i dipendenti degli studi professionali. Ora che il rinnovo del contratto collettivo è alle porte il processo di riconoscimento dei diritti per le figure più deboli che operano all'interno degli studi professionali giungerà a compimento. Il Contratto potrà diventare lo storico parametro di riferimento, considerata anche l'introduzione dell'equo compenso per i praticanti da parte della manovra estiva, per l'attribuzione di una retribuzione rapportata alla continua acquisizione di competenze e conoscenze del praticante e quindi al suo apporto concreto allo studio.

Certo la norma è in parte ancora da scrivere. Occorre infatti definire in maniera più compiuta ruolo e prerogative dei soggetti che entrano a vario titolo nella regolazione di tale tipologia di apprendistato e del praticantato, ma la strada è tracciata e gli scenari sono molteplici. Si pensi al coinvolgimento delle università nella formazione che potrebbe comportare l'introduzione di percorsi didattici di qualità veramente adeguati alle richieste professionali, permettendo di anticipare l'ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. Il ruolo delle parti sociali poi, attraverso le previsioni contrattuali su standard professionali, retribuzione e tutele assistenziali e di welfare sarà fondamentale per dare evidenza del reale contributo dei praticanti all'interno dello studio professionale. Da questo punto di vista, decisivo sarà il coordinamento e il supporto degli ordini professionali. È chiaro gli albi dovranno assumere un ruolo chiave nel riconoscimento dei percorsi formativi delle università e delle istituzioni formative, anche per rafforzare la loro funzione di garanti del corretto svolgimento dell'attività di praticantato. Confprofessioni, in quanto parte datoriale firmataria del Ccnl degli studi professionali, non potrà che farsi parte attiva per giungere a una regolazione dell'apprendistato che tenga conto di tutti questi aspetti, ma con una visione più ampia del perimetro professionale per consentire un percorso di apprendistato di alta formazione e ricerca anche ai giovani che si affacciano sul mercato delle attività non regolamentate.

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