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Privatizzazioni Inail, la storia si ripete

del 22/09/2011
di: di Pasquale Fiore* *vicesegretario generale Fialp
Privatizzazioni Inail, la storia si ripete
È un po' la storia che si ripete, che si ripropone ciclicamente già dagli inizi degli anni 70. Una sorta di attacco alla diligenza da parte dei molti poteri forti, economici e finanziari, che vorrebbero annullare un altro caposaldo del welfare del nostro paese per dare spazio alla più spregevole e spregiudicata speculazione.

Alberto Mingardi, direttore generale dell'Istituto Bruno Leoni, un centro studi con sedi a Torino e Milano (da Wikipedia: Milano, 1981 – giornalista, scrittore e studioso libertario italiano), su ItaliaOggi del 15 settembre u.s. ha replicato alle prudenti riflessioni espresse due giorni prima da Marco Fabio Sartori, presidente dell'Inail, sullo stesso quotidiano, a proposito della privatizzazione dell'Ente prevista in un documento recentemente presentato dal suddetto Istituto Bruno Leoni titolato «Uscire dalla crisi».

Bene ha fatto l'attuale presidente dell'Inail a ricordare gli esami ai quali è stato sottoposto l'Ente nei precedenti assalti, tesi a cancellare la gestione dell'assicurazione contro gli infortuni e (non dimentichiamolo) le malattie professionali, svolta da un Ente pubblico che non ha (ripetesi, non ha) alcuna finalità di lucro rispetto alle assicurazioni private. Mi riferisco alla decisione della Corte costituzionale che, nel 2000, non ha ammesso a referendum il quesito concernente la materia dell'abolizione del monopolio Inail promosso dai radicali ed alla pronuncia della Corte di giustizia della Comunità europea che, nel 2002, dichiarò la compatibilità del regime Inail con i principi della libertà di concorrenza dal momento che l'Ente non svolge attività di impresa.

Non va, inoltre, dimenticato che il monopolio pubblico trova la sua ragion d'essere oltre che nel precetto costituzionale (artt. 3, 32 e 38) anche nella ripartizione dei rischi su una platea di soggetti molto più ampia rispetto a quella che risulterebbe da una liberalizzazione del settore, permettendo all'Inail di praticare tariffe altamente competitive rispetto a quelle offerte dalle assicurazioni private (principio solidaristico).

Così come non va dimenticato il «principio dell'automaticità delle prestazioni» che consente di tutelare i lavoratori infortunati anche nel caso in cui il datore di lavoro non abbia versato regolarmente il premio assicurativo.

Ma non basta, perché oltre alla copertura assicurativa l'Ente garantisce anche l'attività di prevenzione, cura, riabilitazione e reinserimento lavorativo (e, per favore, non ci si dimentichi del Centro Protesi di Vigorso di Budrio con la sua filiale di Roma e del Centro di riabilitazione motoria di Volterra) e con gli ultimi provvedimenti di legge ha anche assorbito l'Ispesl e l'Ipsema con l'intento di razionalizzare e migliorare la gestione della sicurezza sul lavoro.

Insomma, giù le mani dall'Inail, perché dopo aver di fatto privatizzato una parte dell'assistenza sanitaria, dopo i tagli alla scuola pubblica e la privatizzazione del settore energetico, comunicazioni, autostrade, trasporti aerei e ferrovie, oggi si vorrebbe privatizzare anche una parte rilevante della previdenza e in particolare il settore della sicurezza sul lavoro che, nonostante i concreti miglioramenti normativi e operativi, continua a far registrare migliaia di vittime sul lavoro alle quali, più volte, ha fatto richiamo il presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, sollecitando ogni ulteriore sforzo teso a eliminare o, quanto meno a contenere il nefasto fenomeno degli infortuni sul lavoro.

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