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Contributo unificato, impatto soft

del 22/09/2011
di: di Antonio Ciccia
Contributo unificato, impatto soft
Se nel processo tributario il difensore dimentica di indicare fax e pec, niente paura: la sanzione dell'aumento del contributo unificato (prevista dal decreto 98/2011) non scatta se si sana la situazione con una dichiarazione ad hoc. In ogni caso nessun aumento se il privato che si difende da sé non scrive la propria Pec; ma non deve dimenticarsi il codice fiscale (omissione sanzionata).

La ciambella di salvataggio arriva dal ministero dell'economia - direzione della giustizia tributaria, che con la circolare 21.9.2011 prot. 15051, fornisce chiarimenti sull'applicazione del contributo nei giudizi celebrati presso le commissioni tributarie.

Vediamo quali.

Il decreto 98 ha introdotto il contributo unificato per i ricorsi tributari notificati a partire dal 7 luglio 2011. Il primo chiarimento della circolare in esame riguarda proprio la fase transitoria: non conta la data del deposito dell'atto o del ricorso presso le segreterie delle commissioni tributarie provinciali e regionali o la data di richiesta di iscrizione; conta invece la data di notificazione, per cui sono soggetti al contributo unificato gli atti e i provvedimenti relativi ai giudizi in corso o ai ricorsi introduttivi di nuovi giudizi che siano stati notificati a decorrere dalla data del 7 luglio 2011.

Altro chiarimento riguarda i soggetti tenuti al pagamento. La regola è che paga il contributo il primo che si costituisce in giudizio: quindi di regola il ricorrente in primo grado e l'appellante in secondo grado. Chiaro che se in primo grado si costituisse per prima la parte resistente (di solito l'ente), quest'ultima dovrà pagare il contributo unificato. Per le controversie inferiori a 20 mila euro il contributo è a carico di chi ha proposto il reclamo.

In un caso la costituzione della parte resistente non è assoggettata al contributo: questo avviene nel caso in cui controparte non si sia costituita nel termine di 30 giorni e quindi il processo tributario è destinato a essere dichiarato inammissibile.

Quanto alla misura del contributo unificato bisogna tenere conto delle novità introdotte dal decreto legge 138/2011. In particolare la misura di 120,00 euro per le controversie di valore indeterminabile si applica ai ricorsi notificati dopo il 17 settembre 2011. Per il periodo intermedio (tra il decreto 98 e il decreto 138) è dovuto il contributo di euro 30,00 corrispondente al primo scaglione di valore, considerato che il valore può considerarsi pari a zero.

Di particolare importanza è la parte della circolare in cui si affronta la questione dell'aumento del contributo della metà in caso di omessa indicazione di pec e fax da parte del difensore: la circolare precisa che la maggiorazione deve essere applicata solo al ricorso in primo grado o a quello di appello principale o incidentale, ma non agli altri atti del processo sottoposti a contributo. Inoltre la mancata indicazione della Pec e del codice fiscale può essere sanata tempestivamente dalla parte, previa apposita richiesta, anche informale, della segreteria della commissione tributaria, con il deposito di un atto contenente le indicazioni mancanti. Non è necessario che tale atto venga notificato alla controparte prima del deposito.

Mentre se il ricorrente sta in giudizio personalmente e non indica nel ricorso introduttivo la Pec, non si applica la sanzione dell'aumento del 50% del Cu; l'aumento si applica solo se non indica il proprio codice fiscale.

Altra precisazione è rappresentata dalla dichiarazione di valore: nell'atto la parte deve indicare il valore della controversia su cui calcolare il contributo dovuto. Il decreto 138 ha disciplinato (a fare data dal 17 settembre) l'omessa indicazione, stabilendo che si applica il contributo di 1.500 euro. Per i ricorsi notificati nel periodo anteriore e che non contengono la dichiarazione del valore della lite, secondo la circolare, non può applicarsi alcuna maggiorazione del contributo unificato. Quanto alla individuazione del valore la circolare precisa che le controversie inerenti le operazioni catastali (intestazione, delimitazione, figura, estensione e classamento dei terreni, ripartizione dell'estimo tra compossessori, consistenza, classamento delle singole unità immobiliari urbane e attribuzione della rendita catastale), si configurano di valore indeterminabile. La stessa cosa per le controversie in materia di cancellazione o di diniego di iscrizione all'anagrafe delle Onlus.

La circolare dispone anche in ordine alla riscossione coattiva, che deve essere preceduta da un invito a regolarizzare la posizione.

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