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Gli Usa preparano la ritenuta

del 21/09/2011
di: Pagina a cura di Roberto Lenzi
Gli Usa preparano la ritenuta
Gli Usa chiederanno a tutti gli Intermediari finanziari del mondo (banche, compagnie di assicurazione, sgr, oicr, hedge fund, private equity) di fornire all'Isf (il Fisco americano) i dati dei loro clienti che potrebbero essere clienti americani e ad applicare, a partire da consistenze oltre i 50 mila dollari, nei loro confronti una ritenuta d'acconto pari al 30%. Se non risponderanno, l'Isf applicherà una witholding tax del 30% su ogni provento di fonte americana (cedola, dividendo, provento da plusvalenza, interesse, royalty, stipendi, salari, canoni d'affitto, rendite assicurative ecc.) destinato alla clientela dell'intermediario, anche se non statunitense. Questo l'effetto dell'entrata in vigore – prevista per il 1° gennaio 2013 – della Fatca (Foreign account tax compliance), la legge emanata il 28 febbraio 2008 per colpire l'evasione fiscale dei contribuenti americani.

La norma coinvolge anche le imprese non finanziarie nella misura che abbiano tra i loro azionisti soggetti che possiedano almeno il 10% della società e siano riconducibili agli Stati Uniti.

In altre parole, il Fisco Usa considererà cliente americano ogni soggetto che abbia una relazione bancaria o finanziaria, sempre che l'Intermediario non sia in grado di dimostrare il contrario.

Il tutto nel sistema Us-person che considera, a differenza del resto del mondo, contribuente americano anche soggetti nati negli Usa ma ora, anche da generazioni, cittadini europei con passaporto e residenza europei; oppure, coloro che hanno lavorato temporaneamente negli Usa e già possessori della green-card. La normativa, dunque, rappresenta l'evoluzione del sistema c.d. Q.I. (Qualified Intermediary) – ben presente nelle note vicende Usa/Svizzera – con un meccanismo assai più incisivo. Occorre precisare che la Fatca non costituisce un'obbligo giuridico per tutti questi soggetti, bensì solamente un accordo che è proposto.

Tuttavia, la conseguenza nel non aderire da parte di qualche Intermediario potrebbe essere pesante; il Fisco americano, infatti, considererebbe come americano ogni cliente che intrattenesse una relazione con quell'intermediario e applicherebbe una witholding tax del 30% su ogni provento di fonte americana (cedola, dividendo, provento da plusvalenza, interesse, royalty, stipendi, salari, canoni d'affitto, rendite assicurative ecc.) destinato alla clientela dell'intermediario (ancorché non clientela statunitense).

Riservandosi, altresì, di considerare no-compliance l'intermediario che ritenesse non adeguato all'implementazione dell'accordo (procedure e altro) e potendo arrivare perfino ad introdurre un processo di revisione da parte di soggetti qualificati e registrati presso il Fisco statunitense.

È evidente che l'applicazione di un siffatto sistema (compliant per gli Usa) è in grado di comportare, in termini di costi, effetti notevoli sull'organizzazione dei soggetti coinvolti (introduzione di un sistema di monitoraggio e reporting, su vari livelli, in grado di identificare con precisione la clientela americana, la movimentazione dei conti della stessa e capace di coinvolgere la clientela medesima). Un gravoso impegno, insomma, che ricorda quello avviato in occasione del Millennium Bug. Così come, da un punto di vista commerciale vi sarà un impatto nelle relazioni con la clientela, soprattutto da parte di quegli Intermediari che fanno della privacy una risorsa fondamentale e che dovranno fare firmare ai clienti (identificati come Us-person) una liberatoria dagli obblighi di riservatezza.

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