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Stop ai tagli per l'8 per mille

del 21/09/2011
di: di Valerio Stroppa
Stop ai tagli per l'8 per mille
Nuovi criteri e più potere al parlamento nella procedura di assegnazione della quota statale dell'otto per mille. Tra le linee guida, l'equilibrata distribuzione delle somme su tutto il territorio nazionale e il finanziamento di tutte e quattro le tipologie di intervento previste dalla legge. Inoltre, stop ai tagli dei fondi all'otto per mille, spesso utilizzati dal governo negli ultimi anni per esigenze finanziarie di diversa natura. È quanto dispone una proposta di legge, ieri all'esame dell'aula della Camera, dopo le modifiche apportate dalla commissione bilancio di Montecitorio. Il testo originario, che unificava tre diverse pdl (nn. 3261, 3263 e 3299; primi firmatari, rispettivamente, i deputati Bitonci, Ceroni e Vannucci), apportava modifiche all'articolo 48 della legge n. 222/1985. Il testo uscito dalla V commissione, invece, si limita a prevedere disposizioni attuative del medesimo articolo. L'articolo 47 della predetta legge, come noto, ha stabilito che, a partire dal 1990, i contribuenti possono indirizzare in dichiarazione dei redditi una quota pari all'otto per mille dell'Irpef a scopi di interesse sociale o umanitari (a diretta gestione statale) o a finalità di carattere religioso (Chiesa cattolica e, successivamente, anche altre confessioni). Per quanto attiene ai fondi destinati allo Stato, l'articolo 48 della legge n. 222/1985 prevede che questi debbano essere attribuiti per interventi straordinari in quattro ambiti: fame nel mondo, calamità naturali, assistenza ai rifugiati e conservazione di beni culturali. Nel corso degli anni, si legge nel parere della commissione bilancio, l'attuale procedura di assegnazione delle risorse ha palesato alcune criticità, non ultima una sostanziale difficoltà per il parlamento di individuare efficacemente criteri di priorità per la realizzazione degli interventi. Problematiche evidenziate anche dalla Corte dei conti nel 2008.

Con la pdl in esame, la decisione finale su quali siano gli interventi da realizzare in via prioritaria viene rimessa al parlamento. Il dpcm che opera la ripartizione dei fondi e l'individuazione degli interventi potrà essere adottato non più dopo aver acquisito un semplice parere delle commissioni parlamentari, bensì in conformità ad uno specifico atto di indirizzo approvato dalle commissioni bilancio di camera e senato. Immodificato il procedimento amministrativo volto a valutare l'ammissibilità delle richieste formulate e la loro fattibilità sotto il profilo tecnico ed economico.

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