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Enasarco, risanamento faticoso

del 20/09/2011
di: di Luca Gaburro
Enasarco, risanamento faticoso
Un percorso di risanamento attuato solo sulla carta. Questa è l'impressione che si ricava leggendo le risultanze del bilancio Enasarco 2010 a fronte degli auspici e dei risultati attesi da parte della Commissione parlamentare di controllo degli enti gestori. Tale organismo, infatti, non solo aveva rilevato, a seguito dell'indagine conoscitiva sulla situazione economico e finanziaria delle Casse privatizzate anche in relazione alla crisi dei mercati internazionali, che l'Enasarco nel 2008 su 15 Casse era quella più esposta nei confronti di Lehman brothers (non quale emittente di titoli bensì quale garante del rimborso del capitale nominale investito), e che al 31/12/2009 era risultata la quarta cassa più esposta in titoli strutturati rispetto al patrimonio complessivo (con una percentuale del 20,88%) ma ha ribadito a Boco e Maggi (rispettivamente presidente e direttore generale dell'ente), convocati a più riprese a palazzo San Macuto, la necessità di ristrutturare rapidamente il portafoglio mobiliare dell'ente riducendo il grado di rischio degli investimenti e deplorando alcune scelte effettuate (una su tutte, Anthracite).Confrontando il bilancio 2010 con quello dell'anno immediatamente precedente notiamo però che, circa la composizione degli asset finanziari dell'ente, la voce «obbligazioni e investimenti alternativi» è passata da 1 miliardo e 460 milioni di euro circa a 1 miliardo e 745 milioni di euro, di cui 1 miliardo e 610 milioni circa di titoli strutturati e che le obbligazioni strutturate, restando sostanzialmente invariate da un anno all'altro, hanno avuto un rendimento lordo dello 0,6%.

A fronte di ciò, l'Enasarco si è recentemente dotata di una struttura di «revisione del modello di gestione della finanza» (sia tramite un internal auditing che attraverso la selezione di un fiduciary manager, cioè di un consulente professionale esterno) che è auspicio di tutti, in primis dei circa 400 mila agenti e rappresentanti iscritti alla Fondazione, sia in grado di produrre i risultati per i quali è stata istituita, ovverosia la sostenibilità finanziaria trentennale, purché nel rispetto di adeguati indicatori di rischio/rendimento a tutela degli accantonamenti previdenziali gestiti, che rappresenta l'obiettivo minimo indicato dal legislatore per la sopravvivenza dell'ente.

Sostenibilità per raggiungere la quale la Fondazione ha deliberato la vendita di tutto il patrimonio immobiliare dell'ente (con uno sconto del 40% a favore dell'inquilinato) e parallelamente un oneroso aumento dei contributi in capo agli iscritti, decisioni fortemente criticate da Federagenti-Cisal e altre associazioni di categoria che sostengono invece l'immediata necessità di far confluire l'Enasarco in una gestione separata dell'Inps a tutela delle pensioni della categoria.

Proprio in relazione alla sostenibilità finanziaria e alle stime attuariali a supporto, occorre rilevare come il collegio sindacale dell'ente sottolinei, nella relazione allegata al bilancio 2010, che «ai sensi dell'art. 6, comma 4 del decreto del ministero del lavoro, di concerto col ministero dell'economia e delle finanze del 29/11/07, la Fondazione, nella relazione sulla gestione, ha presentato un confronto tra i dati di bilancio consuntivo 2010 con i corrispondenti dati del bilancio tecnico. Da tale confronto si rileva che i risultati del bilancio consuntivo 2010 si discostano sensibilmente da quelli del bilancio tecnico relativo al 31 dicembre 2009, in particolare per quanto riguarda il saldo previdenziale che, per il 2010, si presenta con un disavanzo di circa 22 milioni di euro a fronte dei 10 milioni riportati nel bilancio tecnico».

Lo stesso collegio sindacale è stato invitato a pronunciarsi circa la legittimità della procedura di designazione del nuovo cda Enasarco insediatosi lo scorso 20 luglio. Procedura che è al vaglio della magistratura inquirente e già oggetto di due interrogazioni parlamentari bipartisan secondo le quali Boco avrebbe impedito a Federagenti-Cisal di partecipare al cda nonostante la chiara designazione del ministro Sacconi che la aveva indicata tra le associazioni più rappresentative ai fini della ricostituzione del consiglio medesimo.

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