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Fisco, accertamenti senza anticipi

del 20/09/2011
di: di Debora Alberici
Fisco, accertamenti senza anticipi
È nullo l'avviso di accertamento emesso dall'amministrazione finanziaria prima di sessanta giorni dalle informazioni raccolte presso il contribuente dalla Guardia di finanza. Solo un atto motivato dalla particolare urgenza può essere spiccato più repentinamente. A interpretare in questo senso l'articolo 12 dello Statuto del contribuente è la Corte di cassazione che, con la sentenza numero 18906 del 16 settembre 2011, ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle entrate.

Così facendo la sezione tributaria ha bocciato il gravame presentato dal fisco nel quale si lamentava che l'accertamento era stato emesso non dopo una vera e propria ispezione ma dopo una mera raccolta di informazioni. Di più. Secondo la difesa dell'amministrazione la norma contenuta nello Statuto del contribuente non sancisce direttamente la nullità dell'avviso. Ma a questa obiezione Piazza Cavour ha risposto che «la legge il 212 del 2000, art. 12, comma 7, prevede testualmente che «dopo il rilascio della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni, il contribuente può comunicare entro 60 giorni osservazioni e richieste; l'avviso di accertamento non può essere emanato prima della scadenza del predetto termine, salvo casi di particolare e motivata urgenza». Dalla lettura della norma, scrive ancora Piazza Cavour, emerge per la corrispondenza del termine di emissione dell'avviso con quello concesso al contribuente per comunicare osservazioni e richieste, che il suddetto termine è inteso a garantire al contribuente la possibilità di interagire con l'amministrazione prima che essa pervenga alla emissione di un avviso di accertamento». Insomma, il mancato rispetto del termine, sacrificando un diritto riconosciuto dalla legge al contribuente, non può che comportare l'illegittimità dell'accertamento, senza bisogno di alcuna specifica previsione in proposito. Fra l'altro, in ipotesi di termine non perentorio non avrebbe senso la previsione della possibilità, contemplata nella stessa norma, di emissione di avviso prima del decorso del termine, solo in casi di particolare e motivata urgenza.

Le motivazioni dei Supremi giudici prendono atto della posizione della Corte costituzionale che, in diverse occasioni, ha ritenuto infondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate in relazione all'articolo 12 dello Statuto. Ne ha dato però interpretazione nel senso che gli atti amministrativi possono essere emessi prima dei termini, compromettendo così il diritto di difesa del contribuente, solo per motivi di particolare urgenza documentata nell'atto stesso. Insomma un verdetto senza appello quello emesso ieri dalla Suprema corte che, con la sentenza in esame, ha rafforzato una linea interpretativa che non vuole vedere sacrificati i diritti del contribuente, soprattutto in caso di ispezioni e verifiche da parte della Guardia di finanza. Anche la Procura generale della Suprema corte aveva chiesto che il ricorso dell'Agenzia fosse respinto.

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