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Equitalia obbligata alla prudenza

del 20/09/2011
di: di Federico Unnia
Equitalia obbligata alla prudenza
Equitalia paga se non agisce con responsabilità e prudenza. I beni personali degli eredi non possono essere aggrediti dai creditori del de cuius, ivi comprese le agenzie di riscossione. Ne consegue che l'iscrizione ipotecaria richiesta da Equitalia e accesa senza la dovuta diligenza e verifica sull'effettivo stato del bene, comporta non solo la nullità dell'atto in sé ma obbliga anche al pagamento di una somma per «resistenza temeraria» in giudizio, stimata nella misura di 10 mila euro per aver costretto l'erede all'obbligo di difesa. È questa la decisione emessa dalla Commissione tributaria regionale toscana (sez. I, 3 giugno 2011, n. 257, Pres. Cicala, Rel. Pichi) con la quale Equitalia è stata condannata a versare la somma a un uomo, il quale, accettata una eredità con beneficio di inventario, si era visto iscrivere una ipoteca su un proprio bene immobile per un presunto debito del de cuius. La Commissione tributaria provinciale di Firenze aveva annullato l'iscrizione dell'ipoteca richiesta da Equitalia, in quanto si era in presenza di accettazione dell'eredità con beneficio. Tuttavia Equitalia, noncurante del fatto, e omettendo il dovuto controllo sulla regolarità formale e sostanziale dei ruoli, aveva proposto appello avverso la decisione. Di qui la condanna del Concessionario ad opera della Ctr, sul presupposto che la grave negligenza nell'adempimento di questi doveri ben può dar luogo a responsabilità aggravata ex art. 96, III comma c.p.c., derivante proprio dal mancato uso di un minimo di diligenza e controllo della legittimità dei propri atti. Equitalia, sottoposta alla trasparenza e alla correttezza nell'attività di riscossione, a quanto stabilito dal Codice del consumo, in ordine alla correttezza, buona fede e diligenza nei rapporti con le controparti, secondo i giudici tributari toscani ha palesato, «con estrema superficialità, un comportamento contrario al principio di trasparenza, di coscienza e di conoscenza sulla legittimità del tributo accertato», come tale sanzionato dall'art. 96 c.p.c. Aderendo poi a un filone giurisprudenziale secondo cui il giudice competente a valutare il danno è il medesimo del giudizio dal quale la responsabilità aggravata ha avuto origine, il giudice tributario ha condannato Equitalia a pagare l'erede «inconsapevole», in via equitativa, per averlo costretto «a tutelare i suoi diritti in sede giudiziaria», il che ha comportato «nel disagio insito nella ricerca di un difensore tecnico». La vertenza aveva preso il via dopo che gli eredi avevano accettato l'eredità con beneficio di inventario, previo inventario e nomina del Notaio liquidatore. Successivamente la Cerit notificava agli eredi una cartella esattoriale per il pagamento di euro 20.619,46 si che gli stessi eredi e unitamente al Notaio chiedevano di annullare. Da qui vari ricorsi e opposizioni fino all'ultimo giudizio della Commissione regionale secondo la quale è pacifico che sui beni personali degli eredi accentanti con beneficio di inventario, non è possibile aggressione da parte dei creditori del de cuius. E tale principio deve essere applicato da Equitalia che non è un «computer» né un «automa» che esegue gli ordini senza coscienza e scienza, bensì un Ente preposto all'incasso dei crediti in base alle leggi e dei regolamenti cioè previo esame della regolarità dell'ordine impartito dagli Enti Pubblici richiedenti, nonché previa valutazione dei limiti entro cui l'ordine stesso può essere eseguito. Infatti, prosegue la commissione, Equitalia ha sì l'obbligo di controllare la regolarità formale e sostanziale dei ruoli nonché predisporre le cartelle esattoriali e a eseguire la procedura esecutiva seguendo le leggi.

Ma è anche obbligata a verificare la sussistenza del credito presupposto all'esecuzione, predisponendo, anche in autotutela, l'eventuale prescrizione o decadenza del titolo.

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