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Liberalizzare per crescere

del 17/09/2011
di: di Lucia Basile
Liberalizzare per crescere
Il decreto di stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo economico n. 138/2011 prevede un quadro di interventi ad ampio raggio. Semplificare, liberalizzare, razionalizzare sono le parole d'ordine per raggiungere gli obiettivi sperati di crescita e sviluppo. Incassa la fiducia del Senato il maxiemendamento alla manovra economica di Ferragosto ha ottenuto anche il via libera dalla Camera. Rispetto agli altri interventi che hanno subito correttivi a dir poco stravolgenti, è passato praticamente indenne il lungo art. 3 sulle liberalizzazioni, privatizzazioni e altre misure per favorire lo sviluppo, che prevede l'abrogazione delle indebite restrizioni all'accesso e all'esercizio delle professioni e delle attività economiche. Questa la conferma di un percorso che viaggia verso una direzione che non può più ammettere frenate o ripensamenti. Il legislatore è dunque intervenuto a ribadire un principio, quello della libertà di accesso e di esercizio alla professione sul quale la Lapet si batte da oltre un ventennio. Tutto ciò che non è espressamente vietato dalla legge è libero. Un principio questo ampiamente confermato tanto dalla più comune quanto autorevole linea giurisprudenziale che è ormai giunta a ritenere libere ed espletabili professionalmente da chiunque le attività non riservate dalla legge riaffermando così la netta separazione tra attività libere e riservate. Le attività senza riserva sono dunque professionalmente libere a esclusione dei casi espressamente previsti dall'ordinamento comunitario e/o in contrasto con i principi fondamentali della Costituzione, tutela dei diritti alla sicurezza, salute e dignità umana.

«Liberalizzare è il giusto riconoscimento per un settore, quello delle professioni, che coinvolge ormai milioni di lavoratori. Rispetto all'interesse comune, non può prevalere né quello corporativo, né l'interdizione da parte delle lobby», ribadisce il presidente nazionale Lapet Roberto Falcone. «Liberalizzare vuol dire rimuovere gli ostacoli inutili alla concorrenza, migliorare la qualità dei servizi, restituire la competitività internazionale ai professionisti italiani, offrire alle nuove generazioni l'opportunità di costruire il loro domani nel mercato del lavoro in un regime di meritocrazia. Finalmente si sta comprendendo che professionista non è solo colui che è iscritto ad un ordine, ma che esiste un'altra faccia della medaglia, ben più ampia, che va valorizzata. È il momento di fare emergere rapidamente professioni divenute ormai vitali per l'economia italiana». Il dl 138/11 prevede un intervento in materia di professioni all'insegna della liberalizzazione, coerente con la realtà. Ribadire la libertà nell'accesso e nell'esercizio alle professioni oggi è un segno importante, così come lo è il principio di libera concorrenza, garanzia stessa della qualità del servizio in quanto saranno le capacità e la professionalità a far valere le competenze del professionista.

Altri aspetti di rilievo, riguardano il compenso spettante al professionista che è tenuto a informare per iscritto il cliente sull'onere dell'incarico, questo nel rispetto del principio di trasparenza.

E ancora l'obbligo per il professionista di stipulare un'assicurazione contro i rischi professionali.

«In questo siamo stati lungimiranti, i nostri iscritti, a tutela del cliente, infatti sono tutti coperti da idonea polizza assicurativa, gratuita poiché a carico dell'Associazione per gli eventuali rischi derivanti dall'esercizio dell'attività professionale, così come per l'attività formativa obbligatoria e la disciplina dell'apprendistato», ha ricordato il presidente della Lapet.

Infine l'art. 3 si prefigge di rimuovere le inutili restrizioni che affliggono l'esercizio professionale, da abrogare entro quattro anni dall'entrata in vigore del decreto.

«È necessario giungere all'abrogazione di tutte le indebite restrizioni all'accesso delle professioni e all'eliminazione delle riserve professionali che non rispondono ai requisiti previsti dalla normativa comunitaria», conclude Falcone. «Tutto ciò che non è espressamente riservato dalla legge deve restare libero. E le previsioni del citato art. 3 possono senz'altro centrare l'obiettivo».

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