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Abbraccio fiscale

del 17/09/2011
di: di Benito Fuoco e Nicola Fuoco
Abbraccio fiscale
Secondo la cassazione, i parametri e gli studi di settore vanno a braccetto e fanno parte di un unico sistema unitario di ricostruzione del reddito. Per queste ragioni è legittimo che, partendo da un accertamento basato su dati parametrici, il giudice tributario avalli una rideterminazione dei redditi fondata sugli studi di settore, anche se tale proposta è avanzata dall'amministrazione solamente nel secondo grado di giudizio (la circostanza non costituisce «mutatio libelli»). Lo afferma la Cassazione nella sentenza n.14635/2011, depositata in cancelleria lo scorso 30 giugno. Il caso nel trapanese, ove un avvocato aveva impugnato un avviso di accertamento basato sui parametri, emesso dall'Agenzia delle entrate di Marsala. La Ctp di Trapani accoglieva il ricorso del contribuente, a cui seguiva l'impugnazione in Ctr da parte dell'amministrazione finanziaria. Con l'atto di appello, gli agenti del fisco avanzano una proposta di rideterminazione del reddito basata sull'applicazione del relativo studio di settore e non più sui parametri, previsti nell'originario accertamento. La Ctr di Palermo accoglieva la richiesta dell'amministrazione, confermando l'illegittimità della ricostruzione originaria, avvenuta sulla base dei dati parametrici, e ritenendo invece fondata la rideterminazione del reddito individuata dallo studio di settore. A questo punto, proponeva ricorso per cassazione il contribuente, sostenendo l'illegittimità della pronuncia di seconde cure, poiché basata su una proposta avanzata per la prima volta in grado di appello, in violazione del divieto di cui all'art. 345 c.p.c., realizzando di fatto un'inammissibile «mutatio libelli». Interessante la conclusione a cui giunge Piazza Cavour, richiamando la nota sentenza 26635/09 delle SS.UU. (pietra miliare per gli accertamenti da studi di settore). Il procedimento di rideterminazione del reddito basato su parametri e studi di settore «costituisce un sistema unitario, e il ricorso agli studi di settore in quanto ritenuti, con giudizio di merito non contestato né conestabile, metodo più avanzato ed attendibile dei parametri di cui alla precedente normativa, non costituisce elemento nuovo o diverso rispetto ad un accertamento basato sui dati parametrici». Per cui, prosegue la Corte, «non sussiste la lamentata ''mutatio libelli'' inammissibile in appello». L'orientamento di cui alla pronuncia in commento apre, di fatto, nuovi e interessanti scenari alle verifiche induttive del fisco, con la possibilità di sfruttare le sinergie tra i diversi strumenti di ricostruzione del reddito e passare direttamente, anche in sede contenziosa, da uno strumento all'altro. La cassazione conclude per il rigetto del ricorso richiamando ancora la citata sentenza 26635/09 delle SS.UU. e osservando come, nel caso di specie, il contribuente non si sia presentato al contraddittorio preventivo, circostanza che legittima la verifica ancorché basata unicamente sullo scostamento tra il dato reddituale dichiarato e quello individuato dallo studio di settore.
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