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Bonus ai genitori precari

del 16/09/2011
di: di Daniele Cirioli
Bonus ai genitori precari
Via libera al bonus per l'assunzione di genitori di minori. Dal 14 settembre è possibile iscriversi alla Banca dati per occupazione dei giovani genitori fino a 35 anni d'età, presupposto per l'assunzione agevolata e, quindi, per l'erogazione dell'incentivo, pari a 5 mila euro spendibile a conguaglio sull'Uniemens. A stabilirlo il comunicato dell'Inps, pubblicato sulla G.U. n. 214 del 14 settembre.

Ok al bonus. Con la circolare n. 115/2011 (si veda ItaliaOggi del 6 e 7 settembre) l'Inps ha reso nota l'istituzione della banca dati a cui possono iscriversi i giovani genitori con figli minori in cerca di occupazione stabile, in base al dpcm 19 novembre 2010 (attuativo della legge n. 247/2007). La banca dati è finalizzata all'erogazione di un incentivo di 5 mila euro a favore dei datori di lavoro che provvedano ad assumere, con contratto a tempo indeterminato anche parziale, giovani iscritti presso la stessa banca dati o per la trasformazione a tempo indeterminato (anche a orario parziale) di rapporti a termine. Per effettuare l'iscrizione, e così rendere operativa l'agevolazione, i giovani interessati dovevano attendere la pubblicazione, a cura dell'Inps, di uno specifico avviso in G.U. La pubblicazione è avvenuta il 14 settembre.

Dal 14 settembre. Da tale data, pertanto, il bonus è pienamente operativo. Ai fini della sua fruizione è necessario che, all'atto dell'assunzione, il lavoratore risulti iscritto alla banca dati, cosa verificabile dal sito internet Inps. Inoltre, dopo aver effettuato l'assunzione, il datore di lavoro deve richiedere il beneficio all'Inps mediante apposita istanza da inviare online. Entro il giorno successivo all'invio, effettuati con esito positivo i controlli automatizzati, l'Inps attribuisce alla posizione contributiva del datore di lavoro il codice autorizzazione corrispondente all'incentivo.

Datori di lavoro beneficiari. L'incentivo può essere riconosciuto alle imprese private e alle cooperative. Sono ammesse, inoltre, le imprese sociali mentre sono esclusi tutti gli enti pubblici (economici e non economici), nonché i datori di lavoro non qualificabili come imprenditori ai sensi del codice civile. Quest'ultimo vincolo lascerebbe fuori dal novero dei beneficiari i professionisti; tuttavia, appare applicabile al caso l'interpretazione della Corte di giustizia Ue del 16 ottobre 2003 (causa C/32/02 sulla direttiva 98/59/CE), circa il diverso significato che la qualifica di imprenditore riveste nell'ordinamento italiano, rispetto alla più ampia nozione comunitaria di datore di lavoro. Ciò permette di superare lo stretto perimetro della nozione di imprenditore del codice civile e d'intendere con essa «qualunque soggetto che svolge attività economica su un determinato mercato» (inclusi gli studi professionali), come più volte rimarcato dal ministero del lavoro.

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