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Tradimenti indennizzati

del 16/09/2011
di: di Debora Alberici
Tradimenti indennizzati
La Cassazione apre ai danni endofamiliari. Il coniuge tradito con modalità particolarmente frustranti può chiedere di essere risarcito in un giudizio civile, al di fuori e a prescindere dal procedimento di separazione e dall'addebito. Dunque, ad avviso della Corte di cassazione (sentenza n. 18853 del 15 settembre 2011) pur non esistendo un dovere di fedeltà costituzionalmente garantito, il tradimento potrebbe aver comunque compromesso la salute psico- fisica dell'altro coniuge, aprendo le porte al risarcimento al di là del procedimento di separazione.

In una lunga e interessante decisione la prima sezione civile ha sancito espressamente che «i doveri che derivano ai coniugi dal matrimonio hanno natura giuridica e la loro violazione non trova necessariamente sanzione unicamente nelle misure tipiche previste dal diritto di famiglia, quale l'addebito della separazione, discendendo dalla natura giuridica degli obblighi suddetti che la relativa violazione, ove cagioni la lesione di diritti costituzionalmente protetti, possa integrare gli estremi dell'illecito civile e dare luogo al risarcimento dei danni non patrimoniali ai sensi dell'art. 2059 cod. civ. senza che la mancanza di pronuncia di addebito in sede di separazione sia preclusiva dell'azione di risarcimento relativa a detti danni». È successo a Savona. Dopo aver scoperto la relazione extraconiugale del marito con una donna sposata, la signora aveva deciso di separarsi. Prima aveva intrapreso la strada sella separazione giudiziale con richiesta di addebito ma in un secondo momento aveva preferito la consensuale. Si era rivolta però al tribunale per ottenere i danni che le modalità del tradimento plateale le avevano provocato. In primo e secondo grado la domanda di ristoro era stata respinta. Ora la Suprema corte, alla quale la donna si è rivolta insistendo sul risarcimento, ha completamente ribaltato il verdetto. Prima di tutto, dice Piazza Cavour in motivazione, la richiesta di risarcimento per la relazione extraconiugale è assolutamente indipendente dalla causa di divorzio. La si può chiedere con un giudizio civile, sempreché venga provato il disagio effettivamente sofferto. In secondo luogo gli Ermellini hanno precisato che la fedeltà non è un diritto costituzionalmente garantito e quindi, in generale, non si potrebbe richiedere il risarcimento del danno tout court. Se, invece, il tradimento è stato particolarmente frustrante e ha compromesso un interesse garantito dalla nostra Carta fondamentale, come la salute psicofisica, allora sì che si può ottenere il ristoro. La violazione del dovere di fedeltà, ha messo nero su bianco il Collegio di legittimità, «non trova necessariamente la propria sanzione solo nelle misure tipiche previste dal diritto di famiglia, quali la sospensione del diritto all'assistenza morale e materiale nel caso di allontanamento senza giusta causa dalla residenza familiare ai sensi dell'art. 146 cod. civ., l'addebito della separazione, con i suoi riflessi in tema di perdita del diritto all'assegno e dei diritti successori, il divorzio e il relativo assegno, con gli istituti connessi». Discende infatti dalla natura giuridica degli obblighi della coppia che il comportamento di un coniuge non soltanto può costituire causa di separazione o di divorzio, ma può anche, ove ne sussistano tutti i presupposti secondo le regole generali, integrare gli estremi di un illecito civile. Ora gli atti torneranno a Genova dove i giudici della Corte d'appello dovranno riconsiderare la possibilità di un risarcimento se la frustrazione subita abbia leso la salute o un altro interesse costituzionalmente garantito della donna.

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