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Cisal: la manovra non convince

del 15/09/2011
di: di Vincenzo Lucarelli
Cisal: la manovra non convince
La manovra economica, varata dopo varie edizioni del testo (con il concorso del voto di fiducia), non convince la Cisal in base ad alcune dichiarazioni del segretario generale Francesco Cavallaro, espresse a ItaliaOggi. Perché «non si tratta solo di salvare l'economia e corrispondere alle sollecitazioni del paese, dell'Europa e della Bce, ma richiede anche qualche segnale significativo di crescita». Sebbene si stia facendo strada l'allestimento di otto tavoli di discussione. Iniziativa già anticipata nel mese di agosto in una conferenza stampa alla presidenza del consiglio dei ministri. Tavoli a cui dovrebbero sedersi e partecipare industriali e banchieri convinti della necessità di crescere se non si vuole perire.

Tuttavia, al di là di un diffuso scetticismo fondato su elementi di fatto, il sindacato autonomo confederale «è convinto che la manovra così com'è (nonostante le difficoltà di percorso incontrate) non ha dissolto i timori sul futuro economico dell'Italia».

Infatti, è sufficiente una riflessione sul pareggio di bilancio, entro il 2013, condiviso dalla Cisal, poiché «i numeri e i contenuti della manovra sono stati cambiati a sorpresa». Laddove «il saldo iniziale della manovra da 45,5 miliardi di euro è improvvisamente salito a 54,2 miliardi». Cosa che ha alimentato il dubbio sul modo di procedere riguardo all'efficacia e alla credibilità del provvedimento. Peraltro queste ultime «erano state oggetto di pressante sollecitazione da parte del presidente della repubblica, che si era fatto interprete sia del patto comune all'interno delle parti sociali, sia delle indicazioni della Bce e sia della Banca d'Italia, in conseguenza delle tensioni sui mercati dei giorni precedenti».

Ora, «è vero che i saldi della manovra sono stati rafforzati con l'aliquota Iva passata dal 20 al 21%, ma resta il fatto che i previsti interventi strutturali relativamente alle dismissioni del patrimonio pubblico sono pressoché assenti». Mentre, hanno trovato spazio poche e marginali misure di privatizzazione. Niente affatto influenti; al solo scopo di favorire l'apertura di mercati locali come le municipalizzate dei trasporti, i taxi, le farmacie e le attività commerciali».

Da qui discendono le perplessità del sindacato che, secondo Cavallaro, «riguardano tanto l'affievolirsi del sostegno della Bce sul mercato dei titoli di stato, quanto il maggiore costo del debito pubblico. Tali da svolgere un effetto depressivo da parte della manovra sull'economia, che non gode certo di buona salute».

Non a caso, il presidente Giorgio Napolitano ha fatto appello «a tutte le forze sociali, politiche, imprenditoriali e culturali in campo affinché partecipino seriamente a svolgere un esame di coscienza collettivo intorno alla situazione di crisi». «Gli anni in cui viviamo non sono quelli del miracolo economico o di quelli immediatamente successivi». Né è possibile ignorare quanto la politica si allontani velocemente dalla gente.

Inoltre, è difficile oggi per il sindacato, avverte Cavallaro, spiegare a pensionati, precari, cassintegrati e giovani che occorrono ulteriori e durissimi sacrifici. E che è illusorio intravvedere spiragli di futuro migliore e diverso. Soprattutto per la dimenticanza di una promessa circa l'imminente parsimonia nella impostazione e nella gestione del bilancio pubblico riducendo spese e privilegi della classe dirigente del paese.

D'altra parte, alla luce di una stagione di tagli e ristrettezze senza fine, diventa contraddittorio dichiarare che «la legittimazione della riforma fiscale passa anche attraverso un forte taglio della politica».

Mentre, riemerge dall'oblio del tempo la storia dei primi anni della repubblica, con un presidente del consiglio, come Alcide De Gasperi, che, per recarsi alla Casa Bianca, si fece prestare un cappotto da Attilio Piccioni.

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