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Supertasse a tappeto sulle coop

del 10/09/2011
di: di Fabrizio G. Poggiani
Supertasse a tappeto sulle coop
Confermato l'incremento della pressione fiscale sulle cooperative a mutualità prevalente, comprese quelle di credito cooperativo, per effetto dell'aumento del 10% della quota di utili tassabili (dal 30 al 40% per la generalità e dal 55 al 65% per quelle di consumo) e la tassazione del 10% della quota degli utili netti annuali destinati alla formazione della riserva legale. Questo quanto emerge dal nuovo testo decreto legge n. 138/2011 (1Manovra di Ferragosto») coordinato con il maxi-emendamento approvato con la fiducia dal senato, che dispone una parziale riduzione delle agevolazioni destinate alle società cooperative, di cui agli articoli 2511 e seguenti del codice civile, in tema di tassazione diretta (Ires).

La novità interviene sulla lettera b), del comma 460, dell'art. 1, della legge n. 311/2004 che aveva disposto la tassazione minima degli utili netti delle cooperative a mutualità prevalente, di cui agli articoli 2512 e 2513 c.c., nella misura del 30% e sulla lettera b-bis), introdotta dal dl n. 112/2008, avente a oggetto le cooperative di consumo. Confermata, inoltre, la modifica al comma 1, dell'art. 6, dl n. 63/2002 che impatta sull'art. 12, della legge n. 904/1977 con l'attrazione a tassazione del 10% della quota destinata alla riserva minima obbligatoria (legale), che l'art. 2545-quater c.c. fissa nella misura minima del 30% degli utili netti per la generalità delle cooperative e che l'art. 37, del dlgs n. 385/1993 (Tub) fissa nella misura obbligatoria del 70% degli utili per le banche di credito cooperativo.

Ciò significa che il maggior prelievo non è limitato al 27,50% del 10% aggiuntivo, ma lo stesso sarà formato dal citato 10% e dal 3% (o 7%) degli utili netti, per effetto della limitazione al 90% dell'esenzione da tassazione della riserva legale, pari al 30% (o 70%) degli utili netti annuali.

In effetti, il ragionamento appena fatto è supportato dal tenore della relazione tecnica allegata al nuovo testo coordinato che, a commento del secondo comma (36-ter, dell'art. 2 della manovra) afferma che le disposizioni recate dall'articolo 6, comma 1, del decreto legge del 15 aprile 2002, n. 63 sono destinate a «… ridurre del 10% l'attuale totale esclusione dalla formazione del reddito imponibile dell'ammontare degli utili netti annuali destinati alla riserva minima obbligatoria …».

Sul punto è opportuno evidenziare che, dalla tassazione della quota di riserva legale, non restano esenti le banche di credito cooperativo, ancorché siano obbligate ad accantonare il 70% alla riserva legale, versando il 3% ai fondi mutualistici (circ. 35/E/2005), né le cooperative sociali, esentate dalla tassazione diretta e non intaccate dalle disposizioni che prevedono l'incremento (il comma di riferimento è il 463, dell'art. 1, l. 311/2004), nonché quelle agricole e della piccola pesca, individuate dalla lettera a), del comma 460, dell'articolo 1, della legge finanziaria per il 2005, con il mantenimento della tassazione degli utili nella quota del 20%.

Come detto, la nuova previsione introduce (ItaliaOggi, 7/09/2011) un effetto paradossale di doppia tassazione della quota di riserva legale (obbligatoria) accantonata dalle banche di credito cooperativo, per effetto della necessaria tassazione del 40% degli utili realizzati, poiché l'istituto avrebbe disponibile solo il 27% (differenza tra 100 di utile e il 70% di accantonamento a riserva e 3% di versamento ai fondi di mutualità = 27%), con diminuzione dell'entità dei fondi destinati al perseguimento degli scopi mutualistici.

Inoltre, ancorché il maggior gettito da tassazione degli utili (stimato in 31,6 milioni di euro l'anno) sia stato valorizzato tenendo conto delle dichiarazioni dei redditi Unico 2010 - redditi 2009, lo stesso risulta alquanto aleatorio giacché risulta facilmente (e legalmente) perseguibile una contrazione dello stesso, per effetto dell'utilizzo dell'istituto del ristorno, di cui all'art. 2545-sexies c.c., con la reale neutralizzazione degli utili tassabili (circ. 34/E/2005 e 35/E/2008).

In effetti, il ristorno è un componente di natura deducibile, sia esso erogato in corso di esercizio che in sede di distribuzione degli utili (art. 12, dpr n. 601/1973), con la conseguenza che una cooperativa a mutualità «esclusiva» (che opera solo con i propri soci) può chiudere il proprio bilancio in pareggio, giacché l'avanzo di gestione può essere attribuito ai soci a tale titolo; detta imputazione è talvolta limitata nell'ammontare, come nel caso delle cooperative di lavoro, dove lo stesso non può superare il 30% dei trattamenti retributivi complessivi (lett. b, comma 2, art. 3, legge 142/2001).

Per quanto concerne la concreta applicazione, è il comma 36-quater, dell'art. 2 della manovra che dispone la decorrenza dal periodo d'imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto, con la conseguenza che, stante la conversione a breve, la nuova disciplina sarà applicata (soggetti «solari») nel 2012; sul punto, è opportuno ricordare l'obbligo di rideterminare gli acconti dovuti per il medesimo periodo d'imposta (2012, per i solari), assumendo l'ammontare dell'imposta che «virtualmente» si sarebbe determinata in applicazione delle nuove disposizioni.

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