Il calcolo. L'ultima fotografia sul patrimonio delle casse l'ha scattata nel 2009 il ministero del lavoro che, in occasione di una indagine della bicamerale di controllo sugli enti di previdenza sugli effetti della crisi finanziaria, ha consegnato al Parlamento un prospetto (si veda tabella in pagina) dal quale emergono risorse complessive per circa 36 miliardi. Di questi, circa 24 miliardi investiti a vario titoli nei mercati finanziari. Stabilire con certezza quanto questo ingente patrimonio frutta ogni anno non è cosa semplice. Il rendimento infatti varia da un ente all'altro e da un anno all'altro. Soprattutto in questi ultimi tempi di volatilità dei mercati. È possibile però ipotizzare un rendimento medio del 3%, in quanto tale percentuale è imposta dal ministero del lavoro alle casse per elaborare i loro bilanci tecnico-attuariali ogni tre anni (verifica introdotta con il comma 763 della Finanziaria del 2006 per monitorare in un arco di tempo di 50 anni la tenuta dei sistemi previdenziali). Facendo due conti (il 3% di 24 miliardi), ogni anno il patrimonio delle gestioni rende qualcosa come 720 milioni di euro. Un tesoretto utile per incrementare le riserve e per pagare quindi la pensione ai professionisti. Fino a ieri la tassazione era del 12,5% (e valeva 90 milioni) ed era già ritenuta ingiusta se non altro perché di un punto percentuale superiore a quella dei fondi di previdenza complementare. Da qui una lunga battaglia dell'Adepp (l'associazione degli enti di previdenza privatizzati e privati) contro l'iniqua tassazione. E, ancora, il peggio doveva arrivare. Con la Manovra di Ferragosto, infatti, l'aliquota per effetto dell'articolo 2, comma 6 del disegno di legge di conversione del dl 138 è salita al 20% (ovvero il 7,5% in più) e di conseguenza, stando ad un primo calcolo, gli istituti pensionistici dovranno dare allo stato 54 milioni in più per un totale complessivo di 144 milioni l'anno.
La puntualizzazione. Va da sé che una parte dei 24 miliardi è anche investito in titoli di stato e perciò ancora tassata al 12,5%. Dunque 54 milioni (pari a quel 7,5% di maggiorazione) sono da considerare per eccesso. Ma potrebbero anche essere anche per difetto, qualora (realisticamente) un portafoglio renda più del 3%, con conseguente maggiore tassazione.
