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L'anno zero della rappresentanza

del 08/09/2011
di: di Gaetano Stella presidente di Confprofessioni
L'anno zero della rappresentanza
Quest'anno la crisi non è andata in ferie. Un convulso crescendo di annunci, proposte, vertici di governo per restituire fiducia ai mercati finanziari in fibrillazione per la situazione economica del Paese ha impacchettato in fretta e furia una seconda manovra finanziaria per reperire 45,5 miliardi di euro e presentarsi agli investitori con il pareggio di bilancio nel 2013. Seppur a geometria variabile, i cardini della manovra di ferragosto sono noti e trovano la loro puntuale trasposizione nei quotidiani crolli di borsa. Meno evidente è invece il tentativo di ridisegnare la composizione sociale del Paese che ha una sua appendice anche nella recente manovra, con il dimezzamento del Cnel.

L'emergenza continua, assieme alla concitazione della classe politica, sta spingendo il Paese a ridefinire i punti di forza su cui poggia il confronto tra governo e forze sociali, con l'obiettivo di disboscare la selva di sigle che affollano la Sala Verde di Palazzo Chigi e, per certi versi, rendere più governabile il consenso di fronte a scelte di natura politica, economica e sociale. Non è una questione di lana caprina, perché tocca nel vivo gli interessi generali del Paese che non si rispecchiano più nei partiti e nel loro ruolo perduto di mediazione tra cittadini e Stato, ma si riconoscono all'interno delle organizzazioni di rappresentanza, dove le tutele corporative lasciano sempre più spazio a interessi collettivi.

In questo scenario i professionisti si stanno giocando il loro futuro di forza sociale del Paese. E Confprofessioni è pronta a sostenere la sfida. Nel corso dell'estate non sono mancati i tentativi e le pressioni per espellere il comparto professionale dal tavolo della rappresentanza. Ma il risultato è stato disastroso. Il manifesto delle forze sociali, riunite intorno ad Abi e Confindustria a fine luglio, ha avuto l'intuizione di spronare il governo a muoversi per fronteggiare la crisi finanziaria, ma, come ha sottolineato Giuseppe De Rita sulle colonne del Corriere della Sera, «non si è vista traccia di una loro idea, iniziativa o proposta».

Non c'è dubbio che il sistema della rappresentanza debba ripensare fin dalle fondamenta il proprio modello di sviluppo, non più per rincorrere tavoli e interessi corporativi, ma per far valere idee e proposte utili alla crescita del Paese che scaturiscono dalla conoscenza delle problematiche reali. Da oltre un anno, con l'ingresso al Cnel, Confprofessioni ha imboccato questo percorso virtuoso che porta a quella che è già stata ribattezzata la «Rappresentanza 2.0»: un concetto diverso di interpretare i bisogni collettivi che trovano espressione nella competenza e nella terzietà del professionista. Il 2-3 settembre scorso si sono riuniti a Monte Porzio Catone, vicino Roma, la quasi totalità dei presidenti della associazioni di categoria aderenti a Confprofessioni e l'intera dirigenza confederale per discutere sul tema: «Per una rappresentanza dell'Italia che verrà», un momento di sintesi e di confronto che ha aperto nuove prospettive che legittimano e valorizzano il contributo autorevole dei professionisti davanti ai cittadini e alle istituzioni. La due giorni di Monte Porzio Catone ha aperto un cantiere di idee per individuare le direttrici strategiche della rappresentanza di un settore economico e sociale che non può più rimanere confinato nel recinto delle attività regolamentate, ma deve aprirsi a quell'area vasta delle professioni intellettuali che oggi rappresentano a tutti gli effetti una realtà economica del Paese. Una visione moderna della rappresentanza impone infatti una struttura forte che travalica i particolarismi per concentrarsi su problematiche più ampie. Il punto non è tenere insieme interessi specifici di categorie diversissime tra loro, ma offrire al Paese un sapere diffuso sui temi comuni alle professioni. Oggi Confprofessioni è l'unico soggetto di rappresentanza che può raccogliere quel bisogno di riconoscimento che nasce dalla base dei professionisti per trasformarlo in un laboratorio di idee e di proposte che continuano a mancare tra gli organi decisori del Paese.

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