L'emergenza continua, assieme alla concitazione della classe politica, sta spingendo il Paese a ridefinire i punti di forza su cui poggia il confronto tra governo e forze sociali, con l'obiettivo di disboscare la selva di sigle che affollano la Sala Verde di Palazzo Chigi e, per certi versi, rendere più governabile il consenso di fronte a scelte di natura politica, economica e sociale. Non è una questione di lana caprina, perché tocca nel vivo gli interessi generali del Paese che non si rispecchiano più nei partiti e nel loro ruolo perduto di mediazione tra cittadini e Stato, ma si riconoscono all'interno delle organizzazioni di rappresentanza, dove le tutele corporative lasciano sempre più spazio a interessi collettivi.
In questo scenario i professionisti si stanno giocando il loro futuro di forza sociale del Paese. E Confprofessioni è pronta a sostenere la sfida. Nel corso dell'estate non sono mancati i tentativi e le pressioni per espellere il comparto professionale dal tavolo della rappresentanza. Ma il risultato è stato disastroso. Il manifesto delle forze sociali, riunite intorno ad Abi e Confindustria a fine luglio, ha avuto l'intuizione di spronare il governo a muoversi per fronteggiare la crisi finanziaria, ma, come ha sottolineato Giuseppe De Rita sulle colonne del Corriere della Sera, «non si è vista traccia di una loro idea, iniziativa o proposta».
Non c'è dubbio che il sistema della rappresentanza debba ripensare fin dalle fondamenta il proprio modello di sviluppo, non più per rincorrere tavoli e interessi corporativi, ma per far valere idee e proposte utili alla crescita del Paese che scaturiscono dalla conoscenza delle problematiche reali. Da oltre un anno, con l'ingresso al Cnel, Confprofessioni ha imboccato questo percorso virtuoso che porta a quella che è già stata ribattezzata la «Rappresentanza 2.0»: un concetto diverso di interpretare i bisogni collettivi che trovano espressione nella competenza e nella terzietà del professionista. Il 2-3 settembre scorso si sono riuniti a Monte Porzio Catone, vicino Roma, la quasi totalità dei presidenti della associazioni di categoria aderenti a Confprofessioni e l'intera dirigenza confederale per discutere sul tema: «Per una rappresentanza dell'Italia che verrà», un momento di sintesi e di confronto che ha aperto nuove prospettive che legittimano e valorizzano il contributo autorevole dei professionisti davanti ai cittadini e alle istituzioni. La due giorni di Monte Porzio Catone ha aperto un cantiere di idee per individuare le direttrici strategiche della rappresentanza di un settore economico e sociale che non può più rimanere confinato nel recinto delle attività regolamentate, ma deve aprirsi a quell'area vasta delle professioni intellettuali che oggi rappresentano a tutti gli effetti una realtà economica del Paese. Una visione moderna della rappresentanza impone infatti una struttura forte che travalica i particolarismi per concentrarsi su problematiche più ampie. Il punto non è tenere insieme interessi specifici di categorie diversissime tra loro, ma offrire al Paese un sapere diffuso sui temi comuni alle professioni. Oggi Confprofessioni è l'unico soggetto di rappresentanza che può raccogliere quel bisogno di riconoscimento che nasce dalla base dei professionisti per trasformarlo in un laboratorio di idee e di proposte che continuano a mancare tra gli organi decisori del Paese.
