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La manovra? Una corsa a ostacoli

del 08/09/2011
di: di Vincenzo Lucarelli
La manovra? Una corsa a ostacoli
La manovra economica approdata in parlamento ha registrato una imprevista e improvvisata marcia indietro, rispetto al testo licenziato dal consiglio dei ministri e ratificato tempestivamente dal presidente della repubblica Giorgio Napolitano.

Inoltre sono stati inseriti discutibili emendamenti voluti da una parte della maggioranza di centrodestra, in difformità a quanto era stato condiviso dal governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, e, preliminarmente, persino dai sottoscrittori del cosiddetto «patto comune».

Le parti sociali, infatti, preoccupate della recrudescente crisi economica, auspicavano che si desse un segnale di unità e determinazione propositiva all'Europa e alle speculazioni dei mercati, per scongiurare la prevalenza di convenienze e pretese di parte, non corrispondenti agli interessi complessivi del paese.

È quanto dichiara a ItaliaOggi Francesco Cavallaro, segretario generale della Cisal, (protagonista, insieme ad altri, degli incontri svoltisi nella sede della presidenza del consiglio), anticipando il punto di vista della Confederazione per quanto concerne la sofferta ratifica parlamentare della manovra economica ancora in corso.

Da luglio a oggi, la manovra è andata incontro a una serie modifiche, senza raccogliere i necessari consensi dell'opinione pubblica, alla luce di un «percorso a ostacoli che coinvolge famiglie, pensionati e imprese, nonché il lavoro e l'avvenire dei giovani».

Questi ultimi «impossibilitati a entrare in gioco, magari anche a cinquant'anni, poiché si trovano di fronte a un muro impenetrabile che preclude il diritto a rendersi competitivi sul mercato dell'occupazione». Come, per esempio, è avvenuto nei giorni scorsi a un insegnante della provincia di Enna. Che, a 73 anni di età e 37 di precariato, finalmente ha ricevuto un incarico formale di impiego a tempo indeterminato, quale docente di istruzione artistica, alla soglia della vecchiaia e di un eventuale pensionamento.

Si tratta di casi non del tutto sporadici «a cui non si è riusciti a porre rimedio, nonostante la fertile fantasia creativa delle molteplici proposte di impiego, quali le agenzie interinali, i contratti flessibili, le amicizie non meglio identificate e i social network». Parliamo, aggiunge il segretario Cavallaro, «di un fenomeno che investe anche i cervelli emigrati all'estero, decisi a tornare in Italia nella speranza di un lavoro corrispondente alla loro preparazione professionale». Per questi, «l'esperienza acquisita significa: produttività, sviluppo, opportunità sociale e crescita per se stessi e per il paese».

D'altra parte, a parere del rappresentante della Cisal, «siamo di fronte a un percorso a ostacoli, dovuto certamente alla crisi in atto, ma che tuttavia denota altri aspetti del rapporto tra classe politica, sindacati, istituzioni locali, cittadini contribuenti, pensionati e imprese. Mentre si assiste sconcertati all'adozione probabile di misure assolutamente parziali, come quelle, scongiurate, riguardanti il servizio militare (peraltro obbligatorio fino a qualche anno fa) e il riscatto degli anni di laurea (che le famiglie si sono sobbarcate a sostenere economicamente e in maniera del tutto autonoma); anni che sarebbero stati non più validi ai fini dei conteggi di anzianità per andare in pensione».

Per non parlare del risparmio, alquanto generico, dei miliardi di euro nelle amministrazioni centrali dello stato, senza precisare la natura dei tagli e gli effetti sulle attività statali medesime.

Rischiando, di conseguenza di non poter pagare i fornitori della pubblica amministrazione, oppure gli straordinari ai lavoratori dipendenti. Merita una sottolineatura specifica la modalità con la quale si vorrebbe potenziare la deterrenza all'evasione fiscale.

Secondo il segretario, se sono ancora validi gli insegnamenti del ministro dell'economia, Ezio Vanoni, «contro gli evasori non servono le manette, né elenchi di proscrizione».

Non a caso, giova citare un articolo, apparso sul Corriere della Sera del 9 luglio 2011, a firma di Piero Ostellino, che richiama l'attenzione sui «delatori fiscali» e «sull'invidia sociale», a proposito di un comune pugliese, che aveva bandito «un concorso pubblico per 27 addetti ai quali affidare l'incarico di segnalare alla finanza i concittadini sospettati di evasione fiscale.

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