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Fabbricati rurali, scadenze inutili

del 08/09/2011
di: di Fabrizio G. Poggiani
Fabbricati rurali, scadenze inutili
Nessuna modalità operativa e numerose perplessità sul tema dell'accampionamento, vale a dire l'accatastamento, dei fabbricati rurali nelle categorie A/6 e D/10, imposto dal decreto cosiddetto «Sviluppo», stante la mancata emanazione del decreto attuativo prescritto, rendono impraticabile il rispetto della scadenza del prossimo 30 settembre. Questo il grido di allarme che si è alzato dalle categorie professionali e riassunte, dal Consiglio nazionale dei geometri e dei geometri laureati, nella circolare 0008600 dello scorso 6 settembre, avente a oggetto l'esenzione da imposte dei fabbricati rurali, di cui al comma 3 e 3-bis, dell'art. 9, dl n. 557/1993 e successive modificazioni e integrazioni. Ma ieri rispondendo a un'interrogazione in Commissione finanze alla Camera, il sottosegretario all'Economia Bruno Cesario ha reso noto che il decreto previsto dal dl 70/2011 risulta essere stato predisposto proprio in questi giorni ed è ora all'esame dei diversi uffici competenti dell'amministrazione finanziaria: sarà emanato, ha spiegato Cesario, tenendo conto dei termini di cui al comma 2 bis dell'art. 7 del dl 70/2011. Con i commi 2-bis, ter e quater dell'art. 7, dl n. 70/2011, convertito nella legge n. 106/2011, il legislatore tributario ha accolto la tesi della Suprema Corte di Cassazione (tra le altre, sentenze n. 18565 e 18570 del 2010) che ha affermato la necessità, al fine di poter ottenere l'esenzione da tributi (Irpef e Ici, in particolare), di accatastare i fabbricati rurali, abitativi e strumentali, rispettivamente nelle categorie A/6 e D/10, nonostante il sistematico diniego dell'Agenzia del Territorio Tale diniego è stato ritenuto corretto dalla stessa dottrina e dalla categoria dei professionisti tecnici, poiché la categoria A/6, destinata agli abitativi, risulta superata ed effettivamente soppressa dalla stessa agenzia (1993) che l'aveva dichiarata inesistente sul territorio, mentre la categoria D/10, destinata ai fabbricati strumentali, non permette un'estensiva applicazione, poiché le caratteristiche richieste sono tali da non consentire destinazioni d'uso diverse da quelle per cui sono state edificate. Il comma 2-bis, dell'art. 7 del decreto sviluppo permette (in sanatoria) di presentare un'istanza da parte dell'interessato (proprietario e/o titolare di diritti reali) al fine di variare la categoria attribuita alla costruzione, con l'ottenimento del classamento appena indicato, nel rispetto dei requisiti di ruralità, di cui all'art. 9, dl n. 557/1994; a detta domanda, però, deve essere allegata un'autocertificazione dei soggetti interessati che attestino, con ripercussioni di ordine penale in caso di mendacità, la sussistenza dei requisiti indicati dal citato art. 9, dl 557/1993 per «… almeno cinque anni continuativi …». Inoltre, il successivo comma (2-quater) del decreto richiamato dispone che le modalità operative e applicative saranno chiarite da un apposito decreto ministeriale, alla data odierna ancora da emanare, soprattutto per gli accertamenti dell'agenzia e del comune; la conseguenza è che i proprietari e, naturalmente, i professionisti delegati, allo stato attuale non sono ancora in condizione di predisporre alcunché, in quanto non è stato definito se l'aggiornamento dovrà essere effettuato con la procedura tradizionale (DOCFA) o con una procedura semplificata, stante il fatto che la disposizione parla esclusivamente di «domanda» e non di denuncia o dichiarazione, con la possibile previsione (tesi dei geometri) che detto aggiornamento possa essere sviluppato con la presentazione di una mera istanza «generica», allegando l'autocertificazione indicata, stante l'obbligo destinato ai soli fini fiscali. Sul punto, peraltro, una serie di perplessità sono state individuate anche dalla circolare in commento (si veda anche Italia Oggi del 16-17/6/2011 e 1/8/2011) con particolare riferimento alla necessità di accampionare anche quei fabbricati ancora censiti nel catasto terreni in quanto non hanno subito variazioni sostanziali (circ. 96/T/2008), per quelli ancora in costruzione, ma si aggiunge anche per quanto concerne il requisito da attestare la continuità di possesso «quinquennale» e «non discontinuo» dei requisiti di ruralità e per quanto concerne la fine dei contenziosi ancora aperti. Sul possibile accampionamento dei fabbricati rurali non ancora trasferiti al catasto fabbricati e di quelli ancora da accatastare o in corso di accampionamento, proprio per l'ottenimento dei benefici fiscali, i geometri ritengono che, allo stato attuale, una possibile soluzione sia quella di produrre un apposito modello DOCFA «semplificato», ancorché nutrano giustificate perplessità sulla possibilità che il Territorio respinga le domande presentate, mentre per quelli già censiti ma in altre categorie lo stesso consiglio nazionale suggerisce la presentazione di un'istanza «generica» al Territorio e al Comune interessato.
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