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Prima il ricorso, dopo il condono

del 08/09/2011
di: di Alessandro Pescari
Prima il ricorso, dopo il condono
Per la Cassazione, il contribuente raggiunto da un invito al contraddittorio per la definizione di un accertamento basato sui cosiddetti «parametri», in ogni caso deve produrre il ricorso giurisdizionale nei termini e solo successivamente beneficiare del relativo condono.

I giudici supremi, con la sentenza n. 11452/11, hanno ribaltato la decisione dei giudici fiorentini (Ctr di Firenze n. 116/2005, depositata in data 19.12.2005), sostenendo che il contribuente colpito da invito al contradditorio per la definizione dell'accertamento sulla base di «parametri» per l'anno d'imposta 1998, in ogni caso prima avrebbe dovuto presentare il rituale ricorso alla competente commissione tributaria, nel termine perentorio di 60 giorni dalla notifica, e poi eventualmente poteva beneficiare dell'art. 15, legge n. 289/2002 («Definizione degli accertamenti, degli atti di contestazione, degli avvisi di irrogazione delle sanzioni, degli inviti al contraddittorio e dei processi verbali di constatazione»).

La massima, che non brilla certo in chiarezza, appare del tutto scoordinata e avulsa dal quadro di riferimento. Invero, non è dato capire perché il contribuente che aveva ricevuto l'invito al contraddittorio da parametri per il periodo d'imposta 1998, notificato in data 16/10/2002 e, pertanto, «pendente» alla data del 1° gennaio 2003 (data di entrata in vigore della legge di condono n. 289/2002), dovesse impugnare il susseguente avviso di accertamento, notificato per l'appunto in data 15/3/2003.

La ratio legis (oltre che il buon senso), nonché gli artt. 3 e 97 della Costituzione e art. 10, l. 212/2000 (Statuto dei contribuenti), conducono a una lettura del dettato normativo in modo diverso da quanto ha fatto la Suprema corte.

Si rende necessario precisare che il contribuente, a seguito del ricevimento dell'invito al contradditorio da parte dell'Agenzia delle entrate, si è attivato come risulta del resto dallo stesso avviso di accertamento, fermo restando che nessuna intesa è stata raggiunta tra le parti interessate. In ogni caso, da ciò emerge quanto segue: punto primo, il contribuente ha adempiuto regolarmente l'invito dell'ufficio; punto secondo, è chiaro che l'avviso di accertamento ricevuto si riferiva espressamente al citato invito. Orbene, è pacifico che alla data del 1° gennaio 2003, la potenziale lite poteva usufruire delle disposizioni di cui all'art. 15, legge n. 289/2002 che recitavano: (comma 1) «Gli avvisi di accertamento per i quali alla data di entrata in vigore della presente legge non sono ancora spirati i termini per la proposizione del ricorso, gli inviti al contraddittorio di cui agli articoli 5 e 11 del decreto legislativo 19 giugno 1997, n. 218, per i quali, alla data di entrata in vigore della presente legge, non è ancora intervenuta la definizione [caso di specie]...», e ancora (comma 8): «Dalla data di entrata in vigore della presente legge e fino al 18 marzo 2004 (data più volte modificata, da ultimo dl n. 143/2003, art. 1, comma 2-sexies; n.d.a.) restano sospesi i termini per la proposizione del ricorso avverso gli avvisi di accertamento di cui al comma 1, gli atti di cui al comma 3-bis, nonché quelli per il perfezionamento della definizione di cui al citato decreto legislativo n. 218 del 1997, relativamente agli inviti al contraddittorio di cui al medesimo comma 1...».

Dalla piana lettura delle due disposizioni richiamate (tenuto conto anche delle altre numerose modifiche e integrazioni normative di cui al dl 7 aprile 2003, n. 59, non convertito i cui effetti sono stati fatti salvi dall'art. 1, comma 2 della legge 1° agosto 2003 n. 212, unitamente al dm attuativo di pari data), è chiaro che l'insieme degli atti (invito al contraddittorio e conseguente avviso di accertamento) non sono che un unicum. Di talché, il contribuente non è decaduto dalla possibilità, dopo aver vagliato attentamente le possibilità del condono, di impugnare l'atto di accertamento nei più ampi termini previsti dalla normativa ratione temporis vigente.

Infine, la stessa Agenzia delle entrate con diversi documenti di prassi: Circolari 15 gennaio 2003 n. 3/E § 9.6; 21 febbraio 2003 n. 12/E § 10.6; 21 marzo 2003 n. 17/E § 1.9; 18 febbraio 2004 n. 7/E § 8.2 (in parte richiamati dagli stessi giudici della S.C.), non lasciano dubbi in merito all'interpretazione corretta effettuata dal contribuente e convalidata dai giudici fiorentini.

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