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Curare il passaggio generazionale

del 07/09/2011
di: di Vincenzo Marotta
Curare il passaggio generazionale
«Tante piccole e medie imprese, nate e cresciute dagli anni 70 ad oggi, si trovano in questi anni alle prese con il difficile passaggio generazionale, che faccia sì che i figli possano seguire lo spirito imprenditoriale dei propri padri. Il Convegno nazionale dell'Unagraco che si terrà a Fiuggi si soffermerà proprio su questi aspetti, cercando di dare un'informazione attenta e capillare ai colleghi sulle operazioni da seguire quando ci si trova di fronte a problematiche professionali di questo tipo». Alberto Ceccarelli, segretario nazionale del sindacato presieduto da Raffaele Marcello, anticipa i temi che saranno trattati nel corso del forum dell'Unione nazionale commercialisti ed esperti contabili previsto per venerdì 7 ottobre.

«Si tratta di un ulteriore e importante appuntamento per la nostra associazione, nel corso del quale si cercherà anche di favorire un costruttivo scambio di idee sullo stato della nostra professione. L'obiettivo è quello di fare sì che all'interno di essa la componente dei ragionieri possa avere un ruolo importante e con pari dignità. Essendo tra i soci fondatori dell'Unagraco, inoltre, è per me un grande riconoscimento che il convegno si tenga nel mio territorio di origine».

Domanda. Quali sono le metodologie maggiormente funzionali per favorire la tutela del patrimonio?

Risposta. Trust e fondi patrimoniali permettono una tutela del patrimonio familiare da eventuali attacchi derivanti da situazioni creditorie, che possono verificarsi in ogni attività. Molto spesso, infatti, le attività subiscono l'influenza dell'andamento generale dell'economia nazionale, e quindi può succedere che imprese floride economicamente siano meno solide da un punto di vista finanziario a causa di momenti di difficoltà di incassi e di scarsa crescita. Il mio pensiero va soprattutto a quelle aziende che si interfacciano con il settore pubblico. Si tratta quindi di un argomento attualissimo in un momento di grossa difficoltà tanto per gli imprenditori quanto per gli operatori del settore. Il nostro obiettivo è quello di affrontare queste problematiche sotto visuali differenti, per un'analisi completa.

D.Concentriamoci sull'istituto del trust.

R. In Italia manca una normativa specifica che faccia riferimento a questo istituto. Si tratta di uno strumento giuridico di grande utilità per la tutela del patrimonio. Il trasferimento di beni nel fondo del trust prevede l'intestazione perché questi vengano amministrati dal trustee nell'interesse dei beneficiari e nei limiti di quanto stabilito nell'atto istitutivo. Ovvio che l'amministrazione debba essere diligente e volta a favorire il beneficiario. In questo modo si avrà una tutela di questi beni, che non potranno essere intaccati da soggetti terzi che vantano crediti nei confronti dei danti causa.

D. Nella sessione pomeridiana si avrà invece un focus sulle coperture assicurative e sulle società fiduciarie.

R. Si tratta di un tema molto vasto e di grande interesse, soprattutto per quanto concerne le coperture assicurative della categoria. Il decreto legislativo 138/2011 ha obbligato il professionista alla stipula di una polizza assicurativa per responsabilità professionale e alla comunicazione al cliente della copertura, dei rischi coperti e dei massimali. La norma stessa, inoltre, prevede che entro un anno dalla sua entrata in vigore gli ordini professionali effettuino un monitoraggio di vigilanza sull'effettiva stipula, da parte dei propri iscritti, delle polizze. Ritengo, comunque, che siano strumenti in grado di fornire un valido supporto per i colleghi e anche di mettere al riparo i clienti da eventuali errori commessi da un professionista.

D. I professionisti sono a stretto contatto con le imprese, soprattutto quelle piccole e medie, che costituiscono una ricchissima e insostituibile galassia nel panorama italiano…

R. Ci interfacciamo quotidianamente con le aziende del territorio e viviamo la loro crescita e le loro problematiche, dai piccoli negozi di commercianti e artigiani fino all'imprenditore di un'azienda con un numero consistente di dipendenti. La crisi economica sta facendo sentire i suoi effetti e l'impressione è che sin dal suo inizio non sia stata controllata e monitorata in maniera adeguata. Sicuramente le manovre varate dall'inizio del 2011 hanno cercato di mettere al riparo l'economia nazionale dall'andamento altalenante dei mercati finanziari, che stanno creando una forte instabilità economico-sociale. Purtroppo la globalizzazione fa sì che difficilmente con una manovra governativa di una singola nazione si possa riuscire a risollevare una situazione che va affrontata in un contesto più ampio, a livello globale.

D. Lo stesso mondo delle professioni è stato fortemente colpito dalla crisi.

R. Se analizziamo la situazione con attenzione siamo probabilmente la prima categoria ad avere indirettamente subito una recessione. È difficile poter incassare gli onorari previsti quando molte attività non riescono a sopravvivere alla crisi e cessano la loro esistenza. Allo stesso tempo, anche per quanto concerne i clienti che continuano a svolgere, tra mille difficoltà, la propria attività lavorativa, diventa sempre più difficile ottenere il pagamento dell'onorario prestabilito.

D. Ritiene che sia necessaria l'individuazione di nuove forme di sostegno del reddito per il mondo professionale?

R. Sicuramente si tratta di una tematica sulla quale sarebbe importante dare vita ad una riflessione approfondita. I dipendenti possono ricorrere agli ammortizzatori sociali, i professionisti no. Il problema riguarda soprattutto la platea sempre più vasta dei giovani professionisti, che hanno iniziato da poco tempo a intraprendere la propria carriera. La questione andrebbe affrontata diversamente da come è invece stata approcciata finora. Non si può pensare alla liberalizzazione delle professioni come alla panacea di tutti i mali, lasciando tutto al mercato. Se un giovane ha la possibilità di poter disporre di un passaggio generazionale nell'attività, immettendosi nello studio di un parente, i problemi spesso non si verificano. Ma se questo giovane deve trovarsi a costituire un'attività professionale dal nulla, prima di ottenere un riconoscimento dal mercato sono necessari anche dai cinque ai dieci anni, nel corso dei quali il professionista deve cercare di affermarsi, di creare e di consolidare la propria clientela. E se questo non avviene cosa succede? Chi può aiutarlo, chi può supportarlo? Si tratta di una problematica considerevole, che va affrontata quanto prima.

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