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Stati, mani libere

del 07/09/2011
di: di Raffaele Villa
Stati, mani libere
Le disposizioni sul computo della base imponibile delle imposte gravanti sul pagatore degli interessi non sono disciplinate dalla Direttiva 2003/49/Ce sui pagamenti di interessi e royalties e rientrano nella piena disponibilità dello Stato Membro della fonte degli interessi. Questa, in sintesi, la decisione presa dai giudici della Corte di giustizia dell'Unione europea con la sentenza relativa al caso C-397/09 Scheuten Solar Technology GmbH contro Finanzamt Gelsenkirchen-Süd.

Il caso deciso dai giudici comunitari riguarda la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte dai giudici tedeschi di ultimo grado (Bundesfinanzhof) nell'ambito della controversia sorta tra la predetta società e l'amministrazione finanziaria tedesca in merito alla determinazione della base imponibile dell'imposta sul reddito da attività produttive (Gewerbesteuergesetz).

In particolare, l'amministrazione finanziaria tedesca, ai sensi della normativa domestica vigente ratione temporis, aveva ripreso a tassazione, ai fini dell'imposta sul reddito da attività produttive dovuta dalla Scheuten Solar Technology, il 50% degli interessi corrisposti alla propria controllante olandese sulla base di taluni finanziamenti erogati da quest'ultima alla prima.

La società ricorrente ha sostenuto che la norma sull'imposta sul reddito da attività produttive fosse contraria all'art. 1, comma 1, della Direttiva 2003/49/Ce nel punto in cui prevede l'indeducibilità del 50% degli interessi pagati su finanziamenti, quando questi siano contratti con la propria controllante.

L'art. 1, comma 1, della Direttiva 2003/49/Ce prevede, infatti, che «i pagamenti di interessi […] provenienti da uno Stato membro sono esentati da ogni imposta applicata in tale Stato su detti pagamenti, sia tramite ritenuta alla fonte sia previo accertamento fiscale, a condizione che il beneficiario effettivo degli interessi […] sia una società di un altro Stato membro o una stabile organizzazione situata in un altro Stato membro, di una società di uno Stato membro».

In buona sostanza secondo la ricorrente la norma domestica di calcolo della base imponibile dell'imposta sulle attività produttive non consentirebbe il rispetto della Direttiva laddove quest'ultima prevede che il pagamento degli interessi deve essere esentato da ogni imposta nel paese della fonte. In buona sostanza, attraverso una lettura della disposizione comunitaria, per certi versi un po' capziosa, la società tedesca ha ritenuto che la Direttiva fosse finalizzata all'eliminazione della doppia imposizione economica.

Tuttavia, secondo i giudici europei, il tenore letterale dell'art. 2, lett. a), della Direttiva concernente la definizione di interessi varrebbe ad escludere una siffatta lettura. Infatti, in base alla disposizione da ultimo citata, gli interessi coperti dalla direttiva sarebbero i «redditi da crediti di qualsiasi natura». Dunque, solamente il beneficiario effettivo degli interessi potrebbe percepire un reddito.

Da ciò discenderebbe che, contrariamente a quanto sostenuto dalla società ricorrente, l'obiettivo della Direttiva sarebbe l'eliminazione della doppia imposizione giuridica. Pertanto, l'indeducibilità degli interessi in capo al soggetto pagatore degli stessi non sarebbe in contrasto con la Direttiva.

La posizione tributaria tutelata dalla Direttiva sarebbe solamente quella del beneficiario effettivo del pagamento, cioè del creditore, e non quella del soggetto che eroga l'interesse.

Secondo la linea di ragionamento seguita dalla Corte, tale interpretazione sarebbe comprovata dall'art. 1, comma 10, della Direttiva che prevede la possibilità per lo stato membro della fonte di condizionare l'esenzione da imposizione in capo al percettore al rispetto di un holding period di almeno due anni. I giudici europei correttamente osservano, infatti, che «in tale disposizione non compare alcun riferimento al pagatore degli interessi».

Alla luce di quanto precede, i giudici hanno concluso che in mancanza di una disposizione all'interno della Direttiva che disciplini la modalità di calcolo della base imponibile delle imposte gravanti sul soggetto pagatore degli interessi, eventuali norme di diritto interno che limitino la deducibilità degli interessi non contrastano con l'art. 1, comma 1, della Direttiva.

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