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Federalismo al via col freno tirato

del 07/09/2011
di: di Francesco Cerisano
Federalismo al via col freno tirato
Il federalismo parte col freno a mano tirato. Il passaggio dalla spesa storica (più spendi più soldi ricevi dallo stato) ai fabbisogni standard (spendi in base alle tue necessità senza ricevere più nulla dal centro) ossia il cuore della rivoluzione culturale virtuosa che il federalismo fiscale dovrebbe innescare nei comuni italiani, si sta rivelando una vera odissea. E lo dimostra il fatto che un comune su quattro non è in regola con la compilazione dei questionari, predisposti dalla Sose (la società che elabora gli studi di settore) in collaborazione con l'Ifel (la Fondazione dell'Anci per la finanza locale) indispensabili per arrivare a completare nel 2014 la titanica opera di monitoraggio di quanto spendono i sindaci, e soprattutto, per fare cosa. A comunicarlo è il ministero dell'interno a cui è stato assegnato l'ingrato compito di «facilitatore» della procedura. A fine agosto il Viminale ha messo in mora gli oltre 2 mila municipi in tutto o in parte inadempienti che rischiano di perdere un terzo della quota di fondo di riequilibrio loro spettante (gli altri due terzi sono stati pagati a luglio) se non si metteranno in regola entro 60 giorni e quindi entro fine ottobre.

I primi segnali che la compilazione dei prospetti (anche a causa della complessità della materia e di un'assistenza, lamentano molti sindaci, non sempre impeccabile) non sarebbe stata così agevole, come invece sperava il ministro della semplificazione Roberto Calderoli, sono apparsi evidenti già con l'invio del primo pacchetto di questionari. Trasmessi ai sindaci a gennaio e riguardanti le funzioni di polizia locale e anagrafe, dovevano essere compilati entro fine marzo. Ma sono stati snobbati da 169 comuni (quasi tutti al Sud). L'elenco è stato pubblicato a ridosso di Ferragosto dal Mininterno (si veda ItaliaOggi del 13/8/2011) con l'invito a regolarizzare la propria posizione con la Sose entro due mesi. È andata molto peggio con la fase due dei fabbisogni, partita a giugno, che questa volta ha puntato i riflettori sulle funzioni generali di amministrazione, gestione e controllo, compresi gli uffici tributi e gli uffici tecnici (si vedano ItaliaOggi del 26/5/2011 e dell'1/6/2011). I cinque questionari (quattro indirizzati a comuni e unioni di comuni e uno alle province) dovevano essere trasmessi in modalità telematica alla Sose entro il 30 luglio (termine poi slittato al 5 agosto a causa di problemi tecnici sui server della società guidata da Giampietro Brunello) ma è apparso subito evidente che sarebbe stata un'impresa improba pensare di compilare in poco più di un mese gli oltre mille campi contenuti nei quattro modelli. Tanto che l'Anci ad agosto ha scritto a Fabrizia Lapecorella, direttore generale del dipartimento delle finanze, per chiedere che il termine per l'invio dei questionari fosse almeno allineato a quello di approvazione dei bilanci (31 agosto). Ma la richiesta è rimasta lettera morta.

E così il ministero dell'interno ha dovuto nuovamente esporre i sindaci alla gogna del web. Sul sito internet del dipartimento finanza locale del Viminale è reperibile l'elenco completo delle amministrazioni non in regola. Sono tutti comuni, ad eccezione di sei province (Catanzaro, Matera, Reggio Calabria non hanno compilato il questionario, mentre L'Aquila, La Spezia e Mantova l'hanno fatto solo in parte).

Tra i comuni le violazioni sono molto variegate. C'è chi ha terminato di compilare solo uno, due o tre dei quattro questionari, chi risulta ancora in fase di compilazione di uno o più modelli, ma il nocciolo duro è rappresentato dagli enti totalmente inadempienti: 841 su 2.050. Segno evidente che qualcosa non va. Per tutti ci sarà tempo fino a fine ottobre per mettersi in regola, inviando i questionari alla Sose (e non al ministero dell'interno che in questa procedura, come detto, svolge solo un ruolo di supporto). Dopo scatterà la decurtazione della terza rata del fondo di riequilibrio in pagamento a novembre.

La tabella di marcia del federalismo infatti non può aspettare. Entro la fine dell'anno dovranno essere determinati (per entrare in vigore nel 2012 e a regime nel 2015) i fabbisogni relativi a un terzo delle funzioni fondamentali. Nel 2013 dovranno entrare in vigore i fabbisogni (individuati entro l'anno precedente) per almeno due terzi delle funzioni.

Nel 2014 i fabbisogni standard dovranno coprire il 100% delle funzioni e saranno pienamente operativi nel 2017. Questo il timing previsto dal dlgs n. 216/2010 attuativo del federalismo fiscale. Ma sarà molto difficile rispettarlo con queste premesse.

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