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Segretari, ex agenzia paralizzata

del 03/09/2011
di: di Francesco Cerisano
Segretari, ex agenzia paralizzata
Quando Tremonti nella manovra 2010 la cancellò con un tratto di penna, il ministro dell'economia raccolse consensi un po' dappertutto. Da sempre additata come un inutile carrozzone mangia-soldi (tra indennità faraoniche degli organi di gestione, spese folli e sedi inutili) l'Agenzia dei segretari comunali e provinciali, nonostante l'abrogazione, è più viva che mai.

Sarebbe dovuta passare sotto il controllo del ministero dell'interno, ma solo a seguito di un apposito decreto interministeriale che non è mai stato emanato. E così, l'ex Ages, come previsto dalla legge (dl 78/2010) continua a esercitare «l'attività già svolta dall'Agenzia presso la sede e gli uffici a tale fine utilizzati». Il che significa: continua a fare quello che ha sempre fatto. Conserva la titolarità dei contratti stipulati, ne sottoscrive di nuovi, mantiene autonoma posizione fiscale, previdenziale e assistenziale. E soprattutto continua a incassare i contributi da comuni e province (sono stati abrogati dal dl 78, ma subito è intervenuto il milleproroghe 2010 a far slittare al 31/12/2011 la cancellazione dell'obolo a carico degli enti). Fa tutto questo in amministrazione provvisoria, ossia non potendo spendere più del necessario a garantire l'attività istituzionale minima. E meno male, direbbe qualcuno, dopo anni di vacche grasse.

Il problema è che lo stato di paralisi in cui si trova l'Agenzia (per la cui gestione, dopo lo scioglimento del cda nel 2010, il Viminale ha istituito un'unità di missione a capo della quale ha posto il prefetto Umberto Cimmino) sta bloccando le attività formative della Scuola superiore della pubblica amministrazione locale. Forse l'unica ragione perché l'Ages resti operativa. Alla Sspal, che dipende dell'Agenzia, compete l'aggiornamento professionale dei segretari e il reclutamento degli stessi attraverso l'organizzazione di Corsi-concorsi che ovviamente risultano congelati.

I sindacati (Cgil Funzione Pubblica, Cisl Fps, Uil Fpl e Unione nazionale dei segretari comunali e provinciali) sono sul piede di guerra e in una missiva unitaria indirizzata allo stesso Cimmino e al ministro dell'interno Roberto Maroni hanno chiesto una rapida approvazione dei documenti di bilancio (rendiconto 2010 e preventivo 2011) indispensabili per far ripartire le attività a pieno regime.

Ma una querelle tra lo stesso Cimmino e il neonato Comitato di sorveglianza, nominato da Maroni nello scorso luglio per «assicurare un'indefettibile azione di controllo sulle attività dell'ex Ages» fino al trasferimento di funzioni al Viminale, sta bloccando tutto. Cimmino, forte anche del parere conforme della Corte dei conti (delibera n.5/2011 della sezione autonomie), non vuole proprio saperne di approvare il bilancio in mancanza di organi di controllo interno, ossia senza il collegio dei revisori. E preferisce andare avanti alla giornata con la gestione provvisoria, nonostante la «grave crisi di liquidità» che lo stesso Cimmino riconosce essere alle porte. Per il comitato di sorveglianza, invece, il collegio dei revisori c'è ed è pienamente operativo. «Non sembra che il venir meno degli organi dell'Ages», si legge nella relazione al bilancio di previsione 2011 depositata dal Comitato lo scorso 4 agosto, «abbia fatto decadere il collegio dei revisori, tanto è vero che lo stesso collegio ha continuato a svolgere attività istituzionale e ad essere regolarmente retribuito». «La decisione di non approvare il bilancio di previsione 2011 e la relazione programmatica nei termini previsti», prosegue l'organo composto da Maurizio Delfino, Maurizio Bruschi e Luigi Barbero, «non è giustificata da alcun elemento giuridico, posto che, ai sensi del dl 78/2010, la successione del ministero dell'interno nelle funzioni dell'ex Ages non opera immediatamente, ma solo a seguito di uno specifico decreto». In pratica, secondo il Comitato, poiché il passaggio di consegne tra Agenzia e ministero si avrà solo dopo l'adozione di questo provvedimento, «sarebbe stato opportuno procedere con l'approvazione del bilancio di previsione» per far fronte alle tante obbligazioni assunte verso dipendenti, fornitori e banche.

Intanto, la tensione sale. All'interno della categoria e nelle stanze del ministero dell'interno. Dove più d'uno pare intenzionato a chiedere a Maroni la testa di Cimmino, reo di essere troppo poco decisionista. Mentre i sindacati, forse sbagliando bersaglio, se la sono presa col Comitato di sorveglianza accusandolo di essere il vero responsabile della mancata approvazione del bilancio. Quando si dice: oltre al danno la beffa.

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