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Multe, tempi brevi per il ricorso

del 02/09/2011
di: di Antonio Ciccia
Multe, tempi brevi per il ricorso
Meno tempo per impugnare le multe: il ricorso dovrà essere presentato entro trenta giorni, contro i sessanta previsti dal codice della strada (articolo 204-bis). È quanto prevede il decreto legislativo recante disposizioni complementari al codice di procedura civile in materia di riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di cognizione, ai sensi dell'articolo 54 della legge 18 giugno 2009, n. 69, approvato ieri definitivamente dal Consiglio dei ministri.

Molti riti speciali (che seguono ciascuno propri iter processuali) vengono, grazie al provvedimento in esame, ricondotti o al rito del lavoro o al rito sommario di cognizione o al rito ordinario (si veda ItaliaOggi del 1° settembre 2011). In alcuni casi con significative modifiche, come per i ricorsi contro le multe. Tra l'altro la modifica dei riti potrà portare all'incasso aumentato di contributo unificato.

La vera novità generale sta, dunque, nel fatto che anziché dover applicare tanti riti speciali (con conseguenti difficoltà operative e interpretative) avvocati e magistrati applicheranno o il rito del lavoro o gli altri due riti previsti dal codice di procedura civile (il rito sommario o il rito ordinario di cognizione).

Per esemplificare e prendendo ad esempio controversie che interessano moltissimi utenti, all'opposizione al verbale di accertamento di violazione del codice della strada si applicherà il rito del lavoro: anche per preservare al giudice di pace la possibilità di disporre prove d'ufficio (convocando, per esempio, testimoni).

I ricorsi rimangono sempre di competenza del giudice e il ricorso può essere presentato anche a mezzo del servizio postale, come stabilito dalla Corte costituzionale. Nel caso in cui il ricorso sia respinto, il giudice deve determinare l'importo della sanzione in una misura compresa tra il minimo e il massimo edittale stabilito dalla legge per la violazione (qui il decreto recepisce la giurisprudenza della Corte di cassazione). In materia di ricorsi contro le sanzioni del codice della strada la modifca più rilevante riguarda i termini per presentare il ricorso. L'articolo 204-bis del codice della strada prevede che il ricorso contro il verbale deve essere presentato nel termine di sessanta giorni dalla data di contestazione o di notificazione. L'articolo 7 del decreto legislativo in commento prevede invece che il ricorso deve essere proposto, a pena di inammissibilità, entro trenta giorni dalla data di contestazione della violazione o di notificazione del verbale di accertamento, Quindi i tempi si accorciano notevolmente e nel verbale le polizie locali e della strada dovranno indicare il nuovo termine.

In materia analoga (opposizione a sanzioni amministrative diverse da quelle previste dal codice della strada e , quindi, per esempio sanzioni per violazione di ordinanze e regolamenti comunali) si applicherà anche qui il rito del lavoro. Fermo restando che il ricorso può essere presentato personalmente o a mezzo di invio postale, il decreto precisa alcune fasi del procedimento. Nel dettaglio il giudice dovrà esaminare il ricorso nel merito anche quando il cittadino non si presenta alla prima udienza senza addurre alcun legittimo impedimento, tutte le volte in cui l'illegittimità del provvedimento impugnato risulta dalla documentazione allegata dall'opponente o la pubblica amministrazione non abbia depositato copia del rapporto e degli atti connessi.

Se il ricorso viene presentato in ritardo il giudice non potrà più dichiarare inammissibile il ricorso proposto tardivamente (come invece attualmente previsto): si prevede invece che anche in questi casi la decisione sia resa dopo che è stato instaurato il contraddittorio tra le parti (e cioè alla prima udienza), e con sentenza soggetta ai normali mezzi di impugnazione delle sentenze.

Inoltre nonostante manchi una norma specifica sull'appello, la sentenza che definisce (in rito o nel merito) il giudizio di opposizione a ordinanza-ingiunzione sarà assoggettata ai normali mezzi di impugnazione delle sentenze. Ma il decreto in esame ha anche conseguenze finanziarie, con possibili maggiori entrate per le casse dello stato. Questo quanto emerge dalla relazione tecnica al decreto legislativo, attuativo della legge 69/2009.

La relazione evidenzia alcuni possibili ricadute finanziarie. Con una sorpresa favorevole all'erario. In particolare in materia di contributo unificato, la relazione evidenzia che il passaggio dal rito camerale al rito sommario di cognizione, previsto in particolare per le controversie in materia di immigrazione, potrebbe portare un maggior gettito per l'erario, anche se non vengono fatte stime. La normativa in materia di contributo unificato prevede un importo fisso di euro 77,00 per i procedimenti speciali in camera di consiglio e invece, per i processi sommari di cognizione si applica la disciplina di cui all'articolo 13, comma 3 del T.u. delle spese di giustizia, che prevede la riduzione del 50% degli attuali importi del contributo unificato, che ammonta, per il processo civile di valore indeterminabile, a euro 374,00. Con un incremento di 297 euro a giudizio.

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